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L’Italia ricomincia a fumare

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Dopo cinque anni finisce l’effetto
della legge Sirchia: tabagisti
in aumento
MARCO ACCOSSATO

A cinque anni dalla legge Sirchia che ha bandito il fumo nei locali pubblici, dal ministero della Salute arrivano una speranza e un allarme. La speranza: la mortalità per eventi cardiovascolari legati alla sigaretta è diminuita dal 2005 a oggi dell’11 per cento nella fascia di età più a rischio (tra 35 e 64 anni) grazie alla riduzione del fumo passivo. L’allarme: nel 2009 - rivelano dati Istat - la percentuale di fumatori è salita al 23 per cento, un punto percentuale in più dopo cinque anni stabili attorno al 22.

L’aumento dei fumatori riguarda sia i maschi (28,6%) sia le femmine (16,3%). Tradotto: l’effetto Sirchia rischia di andare in fumo proprio quando si iniziavano a raccogliere i primi risultati positivi del divieto. Gli studi che facevano ben sperare sono due: quello condotto nella città di Roma - pubblicato su Circulation - dal Dipartimento di epidemiologia dell’Asl Roma e quello, più recente, presentato da un’équipe di ricercatori dell’Università di Torino, pubblicato sull’European Heart Journal. «Dal 2001 al 2004 i casi di infarto sono aumentati sia fra i giovani sia tra gli anziani - rivela quest’ultimo studio, coordinato dal dottor Francesco Barone-Adesi insieme a un pool dell’Unità di epidemiologia dei tumori sempre dell’università di Torino - mentre già nei cinque mesi successivi all’entrata in vigore della legge è stata osservata una riduzione dell’11 per cento del numero di ricoveri per infarti nelle persone sotto i 60 anni di età».

È soprattutto il fumo passivo a ridurre i danni indiretti ma altrettanto micidiali del tabacco. «La diminuzione di eventi cardiovascolari fra i 35 e i 64 anni di età - sottolinea la dottoressa Giulia Cesaroni, che ha condotto lo studio pubblicato sulla rivista dell’American Heart Association insieme all’epidemiologo Francesco Forastiere - dimostra che i benefici maggiori riguardano i frequentatori di bar, discoteche e ristoranti, dove il livello di fumo passivo è sempre stato alto». I danni si manifestano tanto rapidamente - dimostrano gli studi compiuti in questi anni - quanto rapidamente possono iniziare a diminuire fin dai primi mesi dell’esposizione al fumo». Oltre i 65 anni di età la riduzione degli infarti è «solo» del 7,9 per cento, mentre nelle persone oltre i 75 la legge Sirchia non ha prodotto benefici.

«Il tabacco - ricorda il ministero della Salute nel Rapporto 2009 sul tabagismo - provoca più decessi di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme». Nel mondo ha prodotto 650 milioni di morti, 5 milioni e mezzo l’anno, che saliranno a 8 milioni se la controtendenza non durerà.

L’analisi compiuta dagli epidemiologi Giulia Cesaroni e Francesco Forastiere ha preso in considerazione cinque anni di dati di mortalità e ospedalizzazione legati a eventi coronarici acuti: infarto e angina. Esclusi i pazienti la cui causa di ricovero poteva essere legata ad altri fattori, come ad esempio a un precedente intervento chirurgico.

Altri due studi confermano i segnali positivi sulla riduzione del fumo. Dati che si allineano ai risultati ottenuti dai divieti in altre parti del mondo: in Irlanda, con una diminuzione del 14% degli infarti, e a New York, con una riduzione dell’8 per cento.

L’elemento che fa più sperare - evidenzia e conclude il Rapporto nazionale 2009 sul tabagismo - è che «la popolazione, nei primi cinque anni di divieto, si è dimostrata generalmente favorevole al provvedimento, consapevole dell’importanza per la salute».

Diminuita la vendita di sigarette dal 2005 a oggi (-2,2%), aumentati i controlli del Nas (14 mila in tutta Italia fino a oggi), è cresciuta dal 2005 al 2009 la vendita di prodotti per la terapia anti-fumo: pasticche, caramelle e ai chewin-gum alla nicotina. Ancora due dati significativi dell’indagine. Il primo è che le donne sono più determinate degli uomini. Il secondo elemento promettente è che fra gli ex fumatori il 94 per cento dichiara di avercela fatta da solo. Con la sola forza di volontà, e forse una punta di paura, contando la somma degli infarti.


(fonte LA STAMPA)
 
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