Nel mondo commerciale e del marketing esiste un fenomeno per cui, quando un prodotto è talmente di successo e penetra in profondità nell’immaginario collettivo, il consumatore identifica il prodotto con il nome commerciale del prodotto di una determinata azienda. Un chiarissimo esempio è la Nutella. Tutti noi chiamiamo nutella qualsiasi crema da spalmare di qualsiasi marca. Altri esempi sono le Bretelle, il Borsalino, il Bostik, lo Scotch, l’Aspirina.
Agli inizi degli anni 90 il DJ inglese Eddie Piller fonda la Acid Jazz Records, un nome talmente azzeccato che diventa il nome di un intero genere musicale.
La cosa non è del tutto vera visto che la coniazione del termine acid jazz avviene nel 1987 grazie a “Acid Jazz And Other Illicit Grooves” per l’etichetta Urban. In seguito un altro DJ, Gilles Peterson fonda la Talking Loud, altra etichetta promotrice del genere, ma è con la nascita della Acid Jazz Records e le compilation intitolate “Totally Wired” che il genere definirà i propri connotati e godrà della diffusione e dei favori del pubblico.
Si tratta di uno stile, ad alto tasso di ballabilità, che aggrega elementi soul, r&b, funky, facendo proprie le esperienze del passato di chi ha fatto musica all’interno di questi generi. Certo, l’acid jazz ha scoperto l’acqua calda e infatti non è raro che ascoltando brani musicali cosiddetti di acid jazz si abbia la netta sensazione di risentire cose già sentite, seppure rivedute e vestite a festa. Per capire meglio quanto dico basta provare a sentire Jamiroquai per “risentire” un vecchio disco di Stevie Wonder.
Quindi, l’acid jazz non brilla certo in originalità ma ha dalla sua la forte propensione al divertimento e alle atmosfere festaiole.
A dispetto di nomi noti e importanti come Brand New Havies, Incognito, Freakpower, Galliano, Repercussions, che a mio avviso altro non fanno che rielaborare con suoni e tecniche più moderne la lezione dei grandi del passato, c’è una band che meglio di tanti altri ha saputo incarnare appieno la “filosofia acid jazz”. È il James Taylor Quartet.
James Taylor è un organista britannico che reimmette in modo prepotente l’organo Hammond nel suono contemporaneo con risultati molto spesso di alta qualità. Non si può parlare, definire, connotare, enunciare di acid jazz esimendosi dal passaggio, primigenio, attraverso le musiche del James Taylor Quartet, per me l’acid jazz per antonomasia.
I loro pezzi sono in gran parte strumentali, divertenti e ballabili e non per questo privi di energia.
Dalla loro imponente discografia, ho scelto di proporre uno dei loro brani più celebri, la rivisitazione riuscitissima del tema del mitico telefilm poliziesco americano “Starsky & Hutch” pubblicata nel 1988, grande prova di un musicista spesso sottovalutato.
Acid Jazz… prima del tempo.



The James Taylor Quartet - Theme From Starsky and Hutch - - YouTube