Atmosfere orchestrali in chiave elettronica.
È il portentoso debutto solista (che proprio un vero debutto non è) della ex cantante degli Sugarcubes, la bellezza di una donna e di una voce che viene dalla Terra dei Ghiacci.
Musica fatta di archi, di freddi marchingegni elettronici ma che nel risultato finale divengono caldi e avvolgenti.
“Debut” è del 1993 molto prima che Bjork raggiunga la notorietà al grande pubblico per la sorprendente interpretazione (sua la Palma d’Oro a Cannes) nei panni di Selma nel film di Von Trier, “Dancer In The Dark”.
“Come To Me”, che scelsi tempo fa a commento sonoro per un bellissimo dipinto, è la dichiarazione di un amore sconfinato, senza se e senza ma, senza dubbi e senza reticenza alcuna. Un amore in cui le parole servono a poco tanto è evidente e tanto è superfluo pronunciarle.
L’amore chillout di Bjork, la sua voce unica, commovente, la voce dei ghiacci, la voce che rassicura e protegge e che viene dagli occhi di una vaga parentela eschimese.



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