Dopo “Synchronicity” del 1983 si conclude la parabola artistica dei Police.
Sting si sente finalmente libero (grazie al notevole rigonfiamento del suo portafogli) di dare sfogo alle sue passioni fino ad allora tenute incapsulate dagli altri del gruppo. Almeno a suo dire.
Chiama a sé un nutrito stuolo di giovani musicisti jazz, quanto di meglio offrisse allora la piazza, e confeziona un prezioso collage di canzoni gioiello: “The Dream Of The Blue Turtles”.
Può anche risultare antipatico o spocchioso ma non glielo si può negare: Sting è un geniale autore di canzoni e il successo tributato al suo primo album solista del 1985 ne è la dimostrazione. Improvvisamente ci si dimentica dei Police e della loro importanza storica, resta solo Sting, le sue canzoni accattivanti, le sue battaglie per l’Amazzonia dentro un vestito da millecinquecento dollari, le sue ruffiane battaglie sociali e le sue celebri dichiarazioni al vetriolo con le quali sputa sul piatto dal quale si è nutrito per anni (“Piuttosto che ascoltare rock preferisco sentire due maiali che fottono!”).
In ogni caso, il primo disco di Sting è un gran capolavoro che affianca canzoni pop e rhythm’n’blues a pezzi intimisti di marcata propensione jazzistica, quello di matrice più black.
“Moon Over Bourbon Street” (Bourbon Street è la famosa strada di New Orleans) è una stupenda canzone dalle atmosfere lunari e notturne che racconta le gesta e le angosce in prima persona di un licantropo, costretto ad azioni delittuose e ignominiose dalla sua condizione; costretto ad amare ciò che distrugge e a distruggere le cose che ama.



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