“Metamorfosi, autoprescriversi dei farmaci, per incrementare la crescita della peluria sullo stomaco.”
Basterebbe questo verso per promuovere “Metamorfosi” di Sergio Caputo come una delle più intriganti canzoni degli anni 80 italiani.
Jazz e swing, spruzzate di boogiewoogie e dixieland, testi intelligenti e mai melensi, assai lontani dagli stereotipi della musica leggera italiana, concorrono a decretare a Caputo un successo notevole e a incoronarlo come autore delle migliori cose di tutto un decennio.
“Metamorfosi” è del 1985, dal considerevole “No Smoking”. È coadiuvato da una band straordinaria in cui spicca il martellante ed irresistibile piano di Toto Torquati.
Consiglio caldamente a chi non li conoscesse, di addentrarsi nella ricerca dei primi dischi di Sergio Caputo, divertenti e sagaci come pochi nel panorama nostrano.
Certo, non ha inventato lui lo swing, come i Manhattan Transfer non hanno inventato il vocalese, ma negli asfittici 80 italiani Caputo (e pochi altri) ha illuminato di verve e di ironia il buio grigiore italiano.



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