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Spunti di riflessione... 31

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L'Illuminismo convive perfino con gli dei!

Infatti, se proviamo a ragionare anche empiricamente sulla questione, possiamo assumere prove alla mano che malgrado esistano circa due miliardi di esseri umani in varia misura "illuminati" su questo pianeta, oltre la metà di loro conserva la propria fede monodeista, e in molti casi perfino con la più profonda e sincera convinzione, cosi come molti altri assumono o conservano comunque una fede religiosa alternativa. Malgrado sia una perfetta contraddizione, la formazione sostanzialmente illuminista ricevuta non gli ha impedito di credere in un essere superiore, dal momento che quella stessa formazione gli ha imposto il vincolo dell'eccezione grazie al quale crede. Un'interpretazione dell'eccezione errata secondo i più illuminati, come mi ritengo io ad esempio, perché una qualsiasi interpretazione dovrebbe comunque restare sempre legata alla razionalità e di più alla logica, ma che tuttavia gli ha lasciato comunque la possibilità di credere o continuare a credere. Insomma, credenti anche perché illuminati, o anche da illuminati.

Ma proviamo a ragionare su dio dal mio punto di vista, soffermandomi solo sull'aspetto razionale e sperando di non urtare troppo la sensibilità di qualcuno.

L'evoluzione del pensiero illuminista a molti ha reso possibile capire che parlare di un dio è stato il primo tentativo dell’Uomo di sublimare se stesso; che incapace di esserlo, ha reiterato inventandone di ogni tipo e tuttora reitera alla ricerca della massima perfezione ch’è capace di dargli. Rifarci agli dei, infatti, è il tentativo subconscio di rivolgerci alla nostra sublimazione, all’affascinante sublimazione dell’Uomo che però non può essere ne esistere. Il nostro dio, lo abbiamo pensato cosi come noi abbiamo sempre sperato di essere e vorremmo essere fin dalla notte dei tempi senza riuscirci, elevando cosi quel “pensiero” necessariamente alla sua spiritualizzazione. E il dio che più ci ha attirato e ci attira è quello che per macro categorie più si confà alla nostra personale idea di spirituale sublimazione.

Nel nostro caso, infatti, consapevoli dell’impossibilità di raggiungere una simile perfezione, lo abbiamo dovuto scindere da noi stessi rendendolo idealmente bino e addirittura trino. Più comodo, anzi, cosi lo abbiamo potuto considerare in ogni tempo ammiccanti: in modo da riservare a noi la giustificata possibilità di non doverlo essere sempre e comunque. Non parliamo poi della comodità di un dio, e di più cosi come lo hanno definito le religioni monoteiste, per spiegare tutto ciò che non hanno compreso le genti di ogni tempo, o di quello che non hanno tutt’ora compreso le attuali.
Un dio, insomma, secondo me è sempre stato per l'Uomo un’aspirazione… la più grande aspirazione! La massima aspirazione di ciò che avrebbe voluto e vorrebbe essere, ma che “sfortunatamente” non può essere.
In estrema sostanza, dio è in noi perché dio siamo noi. O, più specificatamente, ciò che ognuno di noi vorrebbe essere e non gli è concesso.

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