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Diario semi serio di una svapgirl

Quando tutto cominciò (parte 1)

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C'era un tempo, fino a novembre 2013, in cui mi ero ormai da secoli arresa al fatto che mai. E dico mai. Ma proprio mai. Avrei smesso di fumare.
Negli anni ho provato tutto lo scibile umano, quello alieno e pure quello eso alieno.
Cominciai con un generico. Riduco.
Da 15 sigarette al giorno passai a 20.
Poi provai con l'ipnosi. Riprese a fumare il medico.
Poi trovai un associazione di fumatori anonimi, nascosta in un vicoletto milanese, da cui andai quattro volte e mi cacciarono. Feci riprendere gli altri a fumare. ( e poi l'idea di andare come una tossica qualsiasi in un posto che aveva Anonimo nella frase mi scocciava. Insomma, eddai. Addirittura?)
Provai con l'orecchino. Feci allergia al metallo quindi non saprò mai se avrebbe funzionato.
Comprai i cerotti. Fumavo e mi incerottavo.
L'ultimo tentativo fu lo psicologo del fumo. Feci tutte le sedute da brava bambina.
Risultati?
Zero.

Mi arresi. Non avrei mai smesso. La mia genetica me lo impediva. Non tutti sviluppano la stessa dipendenza, e non è una questione di carattere o meno. E' proprio, anche genetica.
Addirittura la dipendenza da fumo è inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) come una vera dipendenza da sostanze.
Infatti la difficoltà non è tanto gestire e tenere sotto controllo la dipendenza dalla sostanza nicotina, ma proprio la gestione del gesto psicologico che ci sta dietro.
E non è una cazzata. L'ho sperimentato proprio grazie alla ecig.
E quando incontro o parlo con gente che ti dice E' solo una questione di forza di volontà, mi viene da ridere. Per carità. Beato chi ce la fa con la forza di volontà, vuol dire che i suoi recettori genetici non erano infognati come i miei.
Vuol dire che tutta la motivazione che stava dietro l'accendersi una sigaretta forze non era così radicata.
Insomma. Non è facile smettere di fumare.
E le statistiche lo confermano.

A novembre 2012 arriva a casa il mio compagno con due Ego pulse, tutto felice.
A momenti gliele faccio ingoiare.
Ho cominciato una filippica di quelle belle pesanti, contro a prescindere.
Ma che è sta roba, compri un sacco di cazzate, te le bevi tutte e tutto il resto, tipo quelle donne rompicoglioni che quando cominciano a fracassarti i gioielli di famiglia non la smettono più.

Però...la guardavo. Incuriosita. Insomma. Valeva la pena provare no?
Cosa avrei avuto da perdere?
Decisi che non l'avrei presa a muso duro, che avrei provato senza stress.
Il primo mese fu un mezzo disastro.
Tosse, i liquidi mi facevano schifo. Non trovavo nulla di nulla che appagasse il mio palato. La sigaretta elettronica era grossa, mi mancava il gesto, nessuno in giro che svapasse. Donne intendo. Uomini si, ma gentil fanciulle non ne ne vedevo.
Stavo per abbandonarla quando un amico mi fece svapare del virginia.
Fu amore.
Lo comprai subito a nico 18 e improvvisamente il siluro svapatorio assunse un altra importanza.
Ho cominciato naturalmente a preferire lo svapo. La tosse cominciò a calare, scoprendo che ciò che me la faceva venire era proprio il connubio sigaretta vera-sigaretta elettronica.
A gennaio decisi di provare a farmi i liquidi. Non per una questione di soldi, ma perchè non riuscivo più a trovare in giro il mio liquido preferito.
Essi. Il liquido è assolutamente basilare (nella mia esperienza) per abbandonare le sigarette vere.
E infatti, appena beccato quello giusto è stato tutto in discesa.

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