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Nuvole di dejan

I MISTERI DELL'AGENDA ROSSA: incontro con gli autori del libro

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Citazione Originariamente Scritto da dejan Visualizza Messaggio
Questa sera sono stato ad un incontro, facente capo ad una ressegna, con gli autori del libro
«I MISTERI DELL’AGENDA ROSSA» di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti

Il libro cerca di tracciare, con l'aiuto di documenti giudiziari, le indagini sulle stragi del '92 di via D'Amelio e Capaci dove persero la vita i giudici Borsellino e Falcone, sottolineando le gravi imperizie che le caratterizzarono ed allacciandosi agli sviluppi che proprio in questi giorni (vedi l'iscrizione sul registro degli indagati di oggi del prefetto Mori per concorso esterno in associazione mafiosa e Stragi '92: Spatuzza riconosce 007 - Cronaca - ANSA.it) stanno travolgendo nomi di rilievo della politica siciliana e non.
Due ore di piacevole (per quanto il tema lo possa essere) e coinvolgente narrazione, che toccato momenti commuoventi quando gli autori, con memoria vivida rievocano emozioni ed immagini di quella domenica 19 luglio in cui un'autobomba stroncò le vite di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta. Immagini crude e talvolta surreali, come le colonne di fumo sopra Palermo, i brandelli del corpo straziato di Emanuela Loi (unica donna della scorta), i crateri lasciati dall'esplosione e la scomparsa di una strada che una giornata di sole e mare si era portata via insieme alla speranza.
Così come la testimonianza dell'ultimo incontro pubblico di Borsellino in una Biblioteca di Palermo, in cui il giudice si interroga sul motivo per cui la magistratura di Caltanissetta non lo abbia chiamato a testimoniare in merito alle indagini sull'omicidio dell'amico e collega Falcone. O della lucida coscienza con cui afferma di essere "un morto che parla" rassegnato all'inevitabile.
Si parla di depistaggi e dell'agenda rossa del giudice siciliano, prelevata insieme alla sua borsa dal luogo della strage e successivamente scomparsa, ripetendo lo strano iter che fu per i diari di Dalla Chiesa o i memoriali di Moro.
Sono storie di gravi mancanze delle forze dell'ordine e dei loro dirigenti che si "dimenticarono", come sostennero in sede processuale, di far perquisire il covo di Riina dopo il suo arresto o giustificarono, di li a poco, con la momentanea carenza di personale la mancata cattura di Bernardo Provenzano.
C'è spazio anche per un documento a firma Massimo Ciancimino. Un testamento in cui il figlio dell'ex Sindaco di Palermo autorizzava uno degli autori, qualora fosse deceduto, a prelevare un plico di documenti costudoti presso un uomo di fiducia. Documenti come il "Papello" di richieste della mafia allo Stato che ora sono al vaglio dei PM.
Si fanno molti nomi, alcuni non si fanno per evitare querele e perchè non ci sono ancora certezze giuridiche, altri perchè il tempo non è sufficiente per analizzare col dovuto grado di dovizia un tema così ampio e delicato. Restano però i nomi delle vittime e dei morti ammazzati, di cui troppo spesso si trova l'esecutore, ma non il mandante. Resta quel "terzo livello". Il livello degli intoccabili e impronunciabili, il livello dove le indagini non sono ancora arrivate, o non hanno avuto la forza di penetrare per svelare questi misteri squisitamente italiani.
Si chiude con una sequenza di domande dal pubblico, in cui si apprende come la Legge Bavaglio avrebbe reso impossibile la stesura del Libro e la pubblicazione degli atti processuali in esso contenuti. Ma anche di come Cosa Nostra si sia ridimensionata e disgregata dopo il '92, elogiando, tra le altre cose, il lavoro svolto dalle associazioni spontanee nate sul territorio che aiutano le vittime del fenomeno mafioso o gli imprenditori schiavi del "pizzo".
Una testimonianza di giornalismo vero, in cui non si chiede di eliminare i "Cogne" o gli "Avetrano" di turno, ma semplicemente di dare lo stesso spazio a quelli che paradossalmente e inspiegabilmente sono diventati misteri italiani. Per bocca degli stessi autori questo è il minimo per una democrazia matura e civile, degna di questo nome, in cui i cittadini sappiano perchè uomini come Borsellino e Falcone o donne come Emanuela Loi hanno perso la vita.


Sentire poi dall'altra parte della sala uno dei due autori (giornalisti di repubblica) compilare telefonicamente l'articolo che domani uscirà sulle pagine del giornale rigurdante le ultime dichiarazioni di Ciancimino, sulle collusioni tra mafia e Stato, mi ha dato i brividi.

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