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Discussione: Ian Anderson intervista se stesso

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    Predefinito Ian Anderson intervista se stesso

    è una cosa vecchia...del 2001...ma mi piace talmente tanto che la tengo salvata sul PC
    spero di fare cosa gradita...

    "Quella che segue è un'intervista immaginaria, sulla falsariga di quelle che faccio più volte al giorno all'apice dell'attività promozionale, nelle quali gli argomenti più comuni fagocitano la maggior parte del tempo, riducendo pertanto il numero di domande interessanti e originali con le relative risposte. Mi auguro che voi giornalisti troviate utili queste domande e risposte. Una breve preparazione pre-intervista leggendo queste pagine e dando un'occhiata all'intero sito dovrebbero, spero, fare risparmiare ad entrambi tempo e problemi. Scusate la presunzione. Sto solo cercando di rendermi utile."

    Saluti Ian Anderson Come fu scelto il nome Jethro Tull?
    Nel lontano febbraio del 1968 usavano parecchi nomi diversi che solitamente cambiavano ogni settimana, dal momento che eravamo talmente mediocri che dovevamo fingere di essere qualche nuovo gruppo per ottenere un altro ingaggio nei club nei quali speravamo di trovare fortuna. Il nostro agente, che aveva studiato Storia al college, un giorno tirò fuori il nome Jethro Tull (un inglese, pioniere dell'agricoltura nel diciottesimo secolo, che inventò la seminatrice). Quello era il nostro nome nella settimana in cui il celebre Marquee di Londra ci offrì di suonare ogni giovedì sera. E così rimase. Troppo tardi per cambiare? Lo immaginavo.
    Da chi è formato, attualmente, il gruppo?
    Io, Ian Anderson, al flauto, voce, chitarra acustica, armonica e mandolino. Martin Barre alla chitarra elettrica, Doane Perry alla batteria, Andrew Giddings alle tastiere e Jonathan Noyce al basso.
    Come mai ci sono stati tanti cambiamenti all'interno della band nel corso degli anni?
    Per un mucchio di ragioni diverse. Alcuni se ne sono andati per sposarsi, sistemarsi, formare il proprio gruppo e cose del genere. Jeffrey Hammond-Hammond smise per fare il pittore. John Glascok morì tragicamente per una malattia al cuore. E due sono stati cacciati. Siamo tutti buoni amici, oggi. Come un'enorme famiglia, grande quanto un paio di squadre di calcio.
    Nel 1976 intitolò una famosa canzone dei Jethro «Troppo vecchio per il Rock'n'Roll». Cosa ne pensa di questo titolo, ripensandoci tanti anni dopo?
    Non fu allora, e non lo è oggi, un'affermazione autobiografica. Era il pezzo di un album che parlava dei cambiamenti ciclici della moda nella cultura, nel pop e nel rock. Abbastanza precorritrice per essere il 1975, visto il continuo ricorso alle influenze musicali degli anni Sessanta e Settanta che si trova tutt'oggi anche nelle classifiche.
    Nel 1973 i Jethro Tull si sciolsero dopo la stroncatura di «A Passion Play». Perché?
    No, non è vero! Il nostro manager di allora decise di replicare ad una critica negativa nel magazine pop più influente, Melody Maker, facendo un accordo con il direttore per uno scoop da prima pagina che avrebbe riguardato la decisione del gruppo di smettere. Noi non ne sapevamo nulla, finché non leggemmo coi nostri occhi, e ci infuriammo. Ci faceva sembrare sciocchi e petulanti. Cosa che probabilmente eravamo, ma non avevamo certo bisogno del tipo sbagliato di pubblicità. I Jethro non si sono mai sciolti, nemmeno per un istante. Non vogliamo quei tour da grande ritorno, no grazie. Non ce ne siamo mai andati!
    Lei, come dice la canzone, «vive nel passato»?
    Non sono un tipo nostalgico e preferisco vivere nel presente e nel futuro. Tuttavia, una parte del nostro pubblico ama la nostalgia, e i pezzi più vecchi che suoniamo sono per loro, forse, un viaggio lungo le vie della memoria. Per noi, non significa suonare una canzone che ha trent'anni, ma suonare qualcosa che ha 24 ore, dal momento che quello è spesso il tempo trascorso dall'ultima volta che l'abbiamo suonata. Il nostro stile musicale è, mi auguro, un po' senza tempo e non radicato in una particolare moda musicale.
    Il pop e il rock sono cambiati parecchio nel corso degli ultimi trent'anni. Come vede questi cambiamenti? E ascolta le nuove correnti musicali, come Techno e Rap?
    Beh, i cambiamenti radicali avvennero all'inizio, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. L'introduzione di influenze musicali da diverse culture mondiali e periodi storici spinse il mondo musicale verso un'evoluzione rapida e creativamente ricca. Folk, classica, blues, jazz, motivi e forme orientali allargarono lo spettro del rock di derivazione americana. I Jethro facevano parte di quella evoluzione. Poi, fin dalla metà degli anni Settanta, lo sviluppo è stato più tecnologico che musicale. Oggi la rivoluzione a colpi di sampling, synt, sequenze e il computer a casa hanno reso il processo di produzione musicale fruibile per tutti a costi accettabili. Ma la musica procede per cicli. Ci sono sempre i vecchi ritmi semplici, le melodie, le armonie, la struttura delle canzoni con strofa, ritornello e ponte. Nulla cambia davvero: nulla è veramente nuovo. Ma ogni generazione di nuovi musicisti riscopre la ruota, i Beatles, gli occhiali da sole e le limousines. Finché loro e i loro fans pensano che sia una novità, perché disilluderli? Date ai ragazzi un barattolo di vernice e vi ridipingeranno la casa. Sotto, però, restano gli stessi mattoni. Techno e Rap? Sono solo filastrocche con una posa. Un'idea carina, ma senza margini di sviluppo.
    Lei è uno dei «vecchi» del rock, oltre i 50 anni. Per quanto pensa di continuare ad incidere e fare concerti?
    Finché rimane una sfida e finché la salute me lo permetterà. Un anno, dieci anni: chi lo sa? Poi toccherà alla pittura, la scrittura e altre attività creative da prendere in considerazione. Cosa se ne andrà per primo: gli occhi, le orecchie o le mani? La paura di annoiarmi da vecchio è la mia più grande preoccupazione.
    Ha una famiglia? Una moglie? Dei figli? Dove vive?
    Adoro la compagnia di mia moglie Shona da 23 anni, ho due figli, James e Gael, entrambi all'università, cinque gatti, due cani, qualche cavallo e qualche gallina. Viviamo in una casa di campagna inglese del diciottesimo secolo con uno studio di registrazione, 400 acri di grano, orzo e alberi circa 150 chilometri a ovest di Londra. Disgustoso, vero? Vuole fare cambio? Lo immaginavo.
    È vero che lei si occupa di allevamenti di pesce? Come si interessò ad un hobby del genere e si ritirerà dalla musica per dedicarsi esclusivamente a questo?
    Nel 1978 comprammo una seconda casa, in Scozia, dove sono nato. Cercavamo un modo per controbilanciare le spese di una proprietà e lessi, in un magazine di una compagnia aerea se non sbaglio, un articolo sull'acquacoltura. Realizzammo una allevamento di salmoni proprio nel momento in cui quel settore iniziava a svilupparsi. Una fabbrica per l'affumicazione e il trattamento del pesce e altri allevamenti seguirono e oggi vi lavorano 250 persone nelle Highlands scozzesi. Ma il tempo che vi dedico si limita ad un giorno al mese. Quando mi sveglio al mattino, io sono un musicista, non un allevatore o un venditore di pesce. Per questo pago altra gente perché lo faccia. Mi piace semplicemente mangiare salmone affumicato che proviene da uno degli angoli più belli del mondo. La morte potrebbe far capolino, ma non la voglia di smettere.
    Ascolta nuovi gruppi? Quali sono quelli che preferisce?
    Ricevo, pur senza richiederli, molti demo e cd sia da musicisti in erba che da professionisti, e in questo modo sento un mucchio di roba nuova. L'autoradio e la musica in tv mi danno il resto delle informazioni che mi servono. Ma non sono mai stato uno che ascolta molto il lavoro degli altri. Anche quando cominciai, ascoltavo solo poche cose che davvero mi prendevano. La musica che preferisco ascoltare oggi è quella di Muddy Waters, Beethoven e la musica indiana classica e pop.
    I Jethro Tull sono una leggenda del rock. Perché il gruppo è durato così a lungo?
    La fedeltà dei nostri fans ci fa lavorare e ingrossa il portafoglio. Alcuni artisti hanno dei fans incostanti con capacità di interesse limitate. Appassionati più dedicati e fedeli fanno sì, invece, che gente come i Led Zeppelin, i Grateful Dead, Hendrix o i Rolling Stones non tramontino mai. I Jethro sono una versione in miniatura di questi giganti del rock la cui musica continuerà e servirà per definire le forme musicali nei prossimi libri di storia.
    Suonare dal vivo è stimolante come un tempo o si è stancato delle tournée?
    È il mio lavoro. Quando ero un ragazzino sognavo un lavoro importante. Non lasciai l'Art College per diventare una pop star: me ne andai per tentare la carriera di musicista professionista. Amo il mio lavoro e non lo mollo. E ho pure l'orologio d'oro. Vuole il mio lavoro? Vuole fare cambio? Lo immaginavo. Non odia il fatto di dover suonare sempre le stesse canzoni, come «Aqualung» o «Locomotive Breath», tutte le sere dopo tanti anni? Se non fossero canzoni decenti, allora sì, ma sono fortunato ad avere una buona selezione di pezzi che ancora mi piace suonare. Ci sono più di 250 canzoni tra le quali scegliere. Comunque, molta della musica dei Tull contiene elementi di improvvisazione, così le canzoni non sono mai le stesse per due sere di seguito. C'è sempre l'opportunità per delle variazioni o interpretazioni in ogni esecuzione. Un concerto dei Jethro non sarebbe lo stesso senza Locomotive Breath . Beh, almeno per me.
    Se potesse scegliere il suo epitaffio, quale sarebbe?
    «Grazie e buona notte». O forse, «C'è la possibilità di avere la sveglia?». Questo probabilmente direbbe tutto.
    Bene, grazie per aver risposto a queste domande per l'ennesima volta.
    Si figuri. Mai più, però.

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