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Discussione: Google spiava i propietari di prodotti Apple.

  1. #1
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    Predefinito Google spiava i propietari di prodotti Apple.

    Google spiava gli utenti di iPhone

    (Notizia di mezzora fa...)
    Google e altre aziende attive nel settore della pubblicità hanno aggirato le norme sulla privacy relative a milioni di persone che utilizzano il browser internet di Apple sui loro iPhone e computer, raccogliendo dati sulla navigazione degli utenti. Le aziende hanno utilizzato uno speciale codice che estorceva a Safari, il browser internet di Apple, informazioni sulla navigazione di numerosi utenti, di cui si appropriavano le aziende. Safari, il browser più utilizzato sui dispositivi mobili, blocca di default tali operazioni di tracking.
    Google ha disattivato il proprio codice dopo essere stato contattato dal Wall Street Journal.

    Il codice di Google è stato individuato dal ricercatore di Stanford Jonathan Mayer, e poi confermato indipendentemente al WSJ da Ashkan Soltani, consulente tecnico, il quale ha scoperto che gli annunci pubblicitari di 22 tra i 100 siti internet più importanti avevano installato il codice di tracking su un computer di prova, e gli annunci pubblicitari di 23 siti lo avevano installato su un browser per iPhone.

    Tale tecnica, comunque, non si limita a questi siti, poiché una volta attivato il codice permette a Google di rintracciare informazioni relative alla maggior parte del web. Si è scoperto che anche altre tre aziende di pubblicità online facevano uso di procedure simili: si tratta nello specifico di Vibrant Media, Media Innovation Group del gruppo WPP e PointRoll di Gannett.

    Nel caso di Google, apparentemente ciò che è stato scoperto era in contraddizione con le stesse istruzioni fornite da Google agli utenti di Safari su come evitare il tracciamento dei propri dati; le impostazioni di Safari sulla privacy teoricamente servivano proprio a questo. Martedì notte, Google ha rimosso tali affermazioni dal sito di sua proprietà che le conteneva.

    Google ha affermato: “Il WSJ ha travisato ciò che è successo e le relative motivazioni. Abbiamo utilizzato una funzionalità di Safari ben nota per fornire un servizio autorizzato dagli utenti iscritti al nostro sito. È importante sottolineare che quei cookie pubblicitari non raccolgono informazioni personali”.

    Le procedure di Google sulla privacy sono sotto stretta sorveglianza. Lo scorso anno, durante una procedura legale con la Commissione Federale USA per il Commercio, l’azienda si è impegnata a non fornire ai clienti una versione falsata delle proprie procedure sulla privacy. La sanzione in caso di violazione dell’accordo ammonta a 16 mila dollari al giorno. La Commissione non ha rilasciato commenti su ciò che è stato scoperto.

    Un responsabile di Apple ha dichiarato: “Stiamo lavorando per porre fine alle procedure per aggirare le impostazioni sulla privacy di Safari”. Tra le aziende scoperte a utilizzare la tecnica, Google ha di gran lunga il primato. Secondo comScore Media Metrix, fornisce pubblicità su internet che sono state viste almeno una volta dal 93% degli utenti statunitensi a dicembre.

    Un portavoce di VibrantMedia ha definito l’utilizzo della procedura come “una modalità informatica per far funzionare Safari come tutti gli altri browser”. Altri importanti browser internet non bloccano il tracking di default. Vibrant, uno dei 25 network pubblicitari statunitensi più importanti secondo comScore Media Metrix, fa uso della tecnica allo scopo di “identificare i singoli utenti”, ma non raccoglie informazioni personali quali nome o coordinate finanziarie.

    WPP non ha rilasciato commenti. Una portavoce di Gannett ha descritto l’utilizzo del codice da parte dell’azienda come parte di un “test” per verificare quanti utenti di Safari visitassero il sito del prodotto dopo averne visto la pubblicità.

    Il codice di PointRoll è stato rinvenuto all’interno di alcune pubblicità su WSJ.com. Una portavoce del giornale ha dichiarato lo svolgimento di indagini per andare più a fondo sulla questione. Il consulente tecnologico del WSJ, Soltani, ha scoperto che Google ha inserito il codice all’interno di pubblicità presenti su siti tra i 100 più popolari secondo Quantcast. Tra tali siti figurano Fandango.com, Match.com, AOL.com, TMZ.com e UrbanDictionary.com. Non si sa se questi fossero o meno a conoscenza del codice.

    Google non è nuovo a questioni relative alla privacy. Lo scorso mese ha dichiarato di voler rivedere le proprie politiche in merito, per convogliare pressoché tutte le informazioni sugli utenti di cui è in possesso. Ciò ha sollevato una reazione a livello europeo. I funzionari dell’UE hanno chiesto a Google di sospendere le modifiche fino al momento in cui potrà assicurare la privacy dei cittadini europei. L’azienda, dopo una riunione con le autorità europee, ha detto che divulgherà le nuove procedure sulla privacy il 1 marzo.
    La questione della privacy online ultimamente sta acquisendo sempre più importanza, anche per quanto riguarda realtà di minori dimensioni. Molte aziende tecnologiche offrono prodotti gratuitamente e generano guadagni da pubblicità online che utilizzano i dati sui consumatori.

    La vicenda di Google con Safari ha le sue radici nella rivalità dell’azienda con Facebook, il gigante dei social network. Dopo che Facebook ha introdotto il suo pulsante “Mi piace” (con cui gli utenti possono esprimere il loro gradimento per varie informazioni online), Google lo ha imitato con il pulsante “+1” sul suo social network rivale, Google+. Lo scorso anno, Google ha introdotto tale pulsante affinché gli utenti potessero esprimere il loro gradimento per alcune pubblicità online e renderlo pubblico sul loro profilo di Google+.

    Per aggirare il blocco preimpostato di Safari nei confronti del tracking, Google ha aggiunto alcuni codici alle sue pubblicità, in modo tale che il browser pensasse che gli utenti stessero semplicemente riempiendo un questionario online da inviare a Google.
    Il cookie installato da Google era temporaneo; aveva una durata compresa tra 12 e 24 ore. Ma a volte si trasformava in un tracking a lungo termine degli utenti di Safari. Alcuni programmatori web già conoscevano da tempo la procedura utilizzata da Google; si trattava perciò nell’ambiente di una sorta di segreto di Pulcinella. Un programmatore indiano 25enne, Anant Garg, aveva scritto della tecnica su un blog già due anni fa, affermando però di non aver considerato la questione della privacy.

    Il codice svolge un ruolo anche all’interno di alcuni giochi e applicazioni di Facebook, in particolare se l’applicazione desidera registrare le informazioni sul login di un utente o il suo punteggio in un gioco. In effetti, su una pagina professionale di Facebook per sviluppatori di applicazioni, chiamata Best Practices, c’è un link al post di Garg. David Swain, portavoce di Facebook, ha dichiarato “Vogliamo rendere i nostri sviluppatori in grado di garantire agli utenti un’esperienza adeguata su tutti i browser”.

    Bene, andrò all’inferno.

  2. #2
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    Questo rafforza il mio pensiero...mai utilizzero' un cell android con memorizzati dati sensibili (ne tantomeno il cloud di google)

  3. #3
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    Apple è già stata multata l'anno scorso più o meno per la stessa pratica...
    Sono tutti uguali.

    Bene, andrò all’inferno.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Chrom Visualizza Messaggio
    Apple è già stata multata l'anno scorso più o meno per la stessa pratica...
    Sono tutti uguali.
    infatti sto alla larga anche da iCloud

  5. #5
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    Tutto molto confuso e incomprensibile

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