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Discussione: addio guido pancaldi

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    Predefinito addio guido pancaldi

    Addio a Pancaldi: starà già arbitrando Giochi senza frontiere in Paradiso

    lastampa.it


    Guido Pancaldi, il giudice della mitica trasmissione "Giochi senza frontiere", è scomparso ieri ad Ascona, dove venerdì mattina si svolgeranno i funerali. Avrebbe compiuto 89 anni in dicembre. Per ricordarlo, ecco il racconto del mio incontro con lui, pubblicato qualche mese fa sulla Stampa.

    Guido Pancaldi si gode la sua casa di Ascona, la migliore vista su quel ramo del Lago Maggiore che lo ha accompagnato per tutta la vita. Lunga. Cominciata nel 1922, il 2 dicembre, «giorno della battaglia di Austerliz», ricorda vorticoso segno del Sagittario. Con Gennaro Olivieri, scomparso nel 2009, fu l'arbitro, svizzero, e dunque neutrale e preciso per definizione, di «Giochi senza frontiere», trasmissione che ha scandito l'infanzia dei bambini Anni '60, la prima generazione cresciuta con la tv. Era una gara a squadre tra paesi europei: i concorrenti si cimentavano in gare bizzarre, volentieri eseguite in acqua, dentro la schiuma, un mix che ha ispirato i villaggi vacanze e i programmi di tanta tv futura. Partecipavano vestiti da bruchi, coccinelle o topoloni, sventolavano bandiere, presentavano il jolly per raddoppiare i punti, restavano fermi un giro per sostenere la prova del «fil rouge». Ascolti oggi fantascientifici, punte da 20 milioni di spettatori a puntata.
    Lì sul ridente balcone di Ascona («e qui sono nato, a 15 metri dal campanile»), Pancaldi conversa con molto piacere, ricorda le vecchie glorie televisive in compassata serenità. «Sono stato sempre solo fortunato», dice. Avrà avuto anche qualche talento, qualche abilità, o no? «Forse sì, ma altri hanno talento e capacità e la vita gli va male. A me non è mai andato male niente, nemmeno la salute. Sto ancora benissimo: per la mia età, si capisce. Sono circondato di dottori e farmacie, ma alla fine faccio sempre quello che voglio io. Ho un po' il fiato corto, fatico a camminare, e così mi muovo in bicicletta. O in automobile. Mi han dato il bollino per gli handicappati, ma questo mi dà un po' fastidio». Da quando Carla, l'amata moglie di tutta la vita, è mancata, due anni fa, vive da solo. «Ho tre figli, un maschio e due femmine, 8 nipoti e tre pronipoti. Siamo tutti piuttosto fortunati, in famiglia. Pensi che una figlia è nata con un dente già formato in bocca, come Napoleone. A turno, la sera, vengono a tenermi compagnia». E restano a dormire da lei? «No, se ne vanno. Se dico che vivo da solo, vivo da solo».
    Pancaldi era arbitro di hockey su ghiaccio, come Olivieri. «Allora le regole erano diverse, ma l'hockey resta il mio sport preferito, lo seguo sempre, ce l'ho nel sangue. Fu Gennaro a chiamarmi per arbitrare "Giochi senza frontiere". I "Giochi" cominciarono nel '65, io arrivai dunque nel '66, e ci rimasi fino all'82». Si dice che il programma fu ispirato niente meno che da Charles De Gaulle. «Io non lo so per certo. So che fu per l'Europa quello che "Campanile sera" era stato per l'Italia: e cioè cominciammo a fare conoscere l'Europa agli europei. Era una cosa semplice, di solito si svolgeva in un campo da calcio, non c'erano mica tante decorazioni». Ma c'erano le giacchette a righe di voi arbitri svizzeri. «Sì, in tv si vedevano in bianco e nero, ma noi le portavamo colorate». Ricorda Milly Carlucci, una delle conduttrici: «Si svolgevano delle gran riunioni tra conduttori di ogni nazionalità e loro, Pancaldi e Olivieri, facevano la traduzione simultanea in tutte le lingue». Pancaldi conferma: «Gennaro era più forte di me in inglese, io in tedesco, mia mamma era tedesca, bavarese. Sa come faccio io di secondo nome? Adolf. Però mai usato». L'inizio di ogni puntata veniva però scandito in francese, ancora considerata lingua ufficiale europea: «Attention: trois, deux, un», fischietto. E tutti partivano verso mete giocose e grottesche.
    Questa specie di proto-villaggio globale televisivo in fondò anticipò, ancorché in maniera goliardica, quello che sarebbe stato il successivo, faticoso e tormentato percorso della vecchia Europa verso l'unità. I primi Paesi partecipanti furono Francia, Germania Federale, Belgio e Italia, primi conduttori Giulio Marchetti e Enzo Tortora. In oltre trent'anni, le nazioni mutarono come la geografia. Ne arrivarono di nuove, ne uscirono di vecchie, sconvolte dalla storia che avanzava, dai Muri che cadevano, dalle guerre che dividevano. L'Italia resistette fino all'ultima edizione, 1999. E alla conduzione si avvicenderano Renata Mauro, Rosanna Vaudetti, Milly Carlucci, Ettore Andenna. «Vedo ancora qualche volta la Rosanna e l'Andenna», dice Pancaldi con il suo bell'accento svizzero. Poi ancora Maria Teresa Ruta con Dose e Presta, Flavia Fortunato e Maria Serio. Intanto i giochi in tv non erano più un'eccezione ma la regola. Il programma perdette pubblico e ragione di essere.
    E allora lei che cosa fece? «Mi sono dedicato ai fuochi d'artificio, proprio così. Ho messo su un'azienda, li producevo e li sparavo, tenevo persino dei corsi. Inoltre avevo un negozio, mi sono specializzato in sigari. Ho avuto la prima cabina climatizzata da vetrina al mondo, e, sempre nel mondo, il mio negozio, modestamente, era tra i primi dieci. Lavoravo continuamente, dalle 7 e mezzo del mattino alle dieci di sera. Non mi è mai mancata, la voglia di lavorare. E poi son contento perché un prete veneto, don Gianni Magrin, ha scritto un libro sui trent'anni dei "Giochi"». Guarda ancora la tv italiana? «Un po', non tanto, sono anche andato al programma del Carlo Conti. Ma trovo che i registi non siano troppo bravi, dovrebbero far vedere il programma allo spettatore, come se fosse seduto in prima fila. a "Giochi senza frontiere" capitava così, ti sembrava di stare in mezzo ai concorrenti. Adesso però la saluto, devo andare a sbrigare la corrispondenza». Scrive lettere? «Sì, e ne ricevo molte. Ma ormai solo per e-mail».



    quanti ricordi
    Uno stato in cui difendersi costa più della pena da cui ci si vorrebbe difendere non è civile.
    Che palle chi dà il benvenuto a tutti i costi


    Quello che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell'ubriaco.(Plutarco)
    ci sedemmo dalla parte del torto poichè tutti gli altri posti erano occupati B.Brecht

  2. #2
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    Quanti bellissimi ricordi!

    Ciao Guido.

  3. #3
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    ha giocato il suo ultimo fil rouge...che ricordi

    Roberto
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  4. #4
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    Ho fatti in tempo anch'io a vederlo... Guido forever.

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