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Discussione: Ecco perchè..............

  1. #1
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    Predefinito Ecco perchè..............







    La Philip Morris presto approderà nel mercato europeo del fumo elettronico. Per testarne la presa sui consumatori, la multinazionale del tabacco avrebbe scelto il mercato italiano. Il modello ha un nome, Mark Ten, ed un brand, il numero dieci scritto in verticale su sfondo rosso o verde per l'aroma mentolato. La e-cigarette sarà prodotta in Cina sotto la supervisione della Nu Mark, azienda del gruppo Altria, specializzata nello sviluppo e marketing di prodotti tabaccosi innovativi. Altria è la holding cui fa parte la Philip Morris con tutte le sue derivazioni internazionali.L'azienda statunitense ha già attivato un sito internet ma al momento è accessibile soltanto agli iscritti residenti in terrirotorio a stelle strisce. Il mercato italiano delle e-cig negli ultimi due anni ha avuto un'ascesa verticale a triplo zero. Un milione di svapatori (così in gergo i fumatori elettronici), circa 2 mila punti vendita essenzialmente in franchising per un fatturato che sfiora i 500 milioni di euro. Un comparto in continua crescita, tra i pochissimi che non soltanto hanno retto la crisi economica ma che l'hanno addirittura affrontata e superata. Un boom che, se da un lato ha creato circa 6 mila nuovi posti di lavoro, dall'altro ha causato un mancato introito erariale di poco meno 700 milioni di euro. Ed infatti il governo italiano non ha perso tempo: da gennaio tutti i prodotti venduti all'interno dei negozi di e-cig dovranno essere tassati del 58,5 per cento. Non soltanto i liquidi di vaporizzazione, dunque, ma anche tutti gli accessori più banalmente reperibili in qualunque altro negozio, dalla batteria al litio sino alla custodia in plastica. E qui, probabilmente, la Philip Morris ha scovato un margine di guadagno importante.Potendo distribuire la propria sigaretta elettronica attraverso i tabaccai, può razionalizzare l'investimento andando a risparmiare proprio su distribuzione e rete vendita, già garantita da strutture presenti capillarmente sul territorio. L'Italia, secondo indiscrezioni provenienti da fonti interne alla multinazionale, dovrebbe essere il mercato di prova in territorio europeo. Il periodo prescelto per il lancio su vasta scala e con una imponente campagna mediatica sarebbe tra fine autunno e inizio inverno prossimi perché coinciderebbe con il momento di massima destabilizzazione del mercato a causa anche dell'imminente nuova tassazione. Stando a quanto riportato dalla Nu Mark, ogni sigaretta elettronica da loro prodotta conterrà circa l'1,5 per cento di nicotina. Un valore che però non significa nulla se non viene rapportato a qualcos'altro.I liquidi attualmente in commercio in Italia hanno una concentrazione di nicotina variabile da zero a 1,8 milligrammi di nicotina ogni millilitro di soluzione. Quantitativo ben visibile sull'etichetta della confezione. Quando uno svapatore ricarica la sua sigaretta elettronica deve riempire una boccetta che mediamente contiene 2 millilitri di liquido e dura una intera giornata. Livelli, quindi, ben più bassi anche semplicemente rapportati alla quantità di nicotina di una sigaretta tradizionale e senza tenere conto di ulteriori sostanze come catrame o monossido di carbonio. Oltretutto la e-cigarette riconducibile alla Philip Morris non è compatibile con nessun'altra presente sul mercato. Per poter essere sostituite, tutte le componenti dovranno essere originali e prodotte dalla casa statunitense. Il modello ricorda una sigaretta tradizionale, solo che invece della fiammella di brace ci sarà un led luminoso che ne riprodurrà colore e intensità durante la boccata.Nel mondo degli svapatori questo tipo di e-cig è considerata un “dinosauro”, nel senso che veniva prodotta agli esordi della tecnologia. La batteria è in vendita al costo di 10 dollari, mentre non sono ancora disponibili i prezzi di caricabatterie e vaporizzatori (il sistema di nebulizzazione elettronico). Solo due gli aromi prodotti: tabacco virginia e tabacco mentolato.
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    Le sigarette elettroniche Ovale
    Il colosso americano del tabacco Philip Morris vuol far shopping in Italia. Secondo quanto risulta all'HuffingtonPost, nel mirino ci sarebbe la Ovale di Desenzano del Garda, leader nazionale sul mercato della progettazione, produzione e distribuzione di sigarette elettroniche. L'azienda bresciana è stata fondata nel 2011 da Riccardo Ascione e dal socio Bruno De Rosa.
    Come hanno raccontato in un'intervista al Corriere della Sera del 4 aprile, i due titolari hanno iniziato con un laboratorio in Cina, dove ora è attiva una fabbrica con mille dipendenti. Produzione in Cina, ricerca e sviluppo in Corea, con una consociata, e in Italia, a Brescia e a Piacenza. Le "bionde" elettroniche vengono vendute in negozi monomarca dati in franchising: 300 in Italia e 100 all'estero, tutti aperti tra maggio 2011 e dicembre 2012. E altre inaugurazioni sono in programma in Germania, a Londra, Bratislava, Belgio, Grecia, Albania e Olanda.
    Del business delle sigarette elettroniche in Italia al colosso Usa farebbe gola soprattutto il sistema del retail, ovvero il modello di commercializzazione. Philip Morris non è inoltre la prima big del tabacco a decidere di passare dalla difesa all'attacco, ovvero entrare nel business delle e-cigarettes. Considerato che l'80% dei fumatori del mondo vive in nazioni dove il reddito è medio-basso, per le multinazionali del tabacco l'alternativa 2.0 può infatti contribuire a compensare il calo dei consumi nei mercati occidentali, dove sono soprattutto le persone economicamente benestanti a rinunciare al fumo.
    Ma possono essere tentate da quello elettroniche. L'anno scorso, l'americana Lorillard ha acquistato la Blu Ecigs per 135 milioni di dollari e RJ Reynolds ha iniziato a sviluppare la propria sigaretta elettronica. Altria, il produttore statunitense di Marlboro, è rimasto in disparte fino ad ora, ma gli analisti prevedono che il gigante del tabacco possa acquisire un'azienda produttrice di sigarette elettroniche (come Njoy) o lancerà presto il proprio marchio.
    A dicembre il Gruppo BAT (British American Tobacco, che produce marchi come Lucky Strike, Pall Mall, e Dunhill, oltre alle MS in Italia) ha acquisito la CN Creative Limited, una start-up inglese specializzata nello sviluppo di tecnologie legate alle e-cigarette. E secondo i calcoli del gruppo, i cosiddetti "prodotti alternativi" fra vent'anni rappresenteranno circa il 40% dei ricavi totali della società che nel 2011 sono stati pari a 15 miliardi di sterline. Anche la rivale Imperial Tobacco ha acquistato azioni di un'azienda ce produce sigarette elettroniche, mentre la Japan Tobacco International ha siglato un accordo commerciale con una società di "nicotine vaporizers".

    ---------- Post added at 03:06 ---------- Previous post was at 03:04 ----------

    COMUNICATO STAMPA FEDERCONTRIBUENTI

    Pall Mall, Lucky Strike e Gauloises hanno comprato le fabbriche direttamente in Cina, mentre Philips Morris ha comprato i brevetti per costruire la sua e-cig in casa. Hanno fiutato il business della sigaretta elettronica e le grandi lobbies del tabacco vogliono comandare anche in questo nuovo settore appoggiandosi alla rete vendita del Monopolio di Stato (tabaccai). Federcontribuenti: ” Questa Cina che sembra fabbricare di tutto, dove i controlli sono ridicoli, dove la criminalità organizzata sguazza come un’anatra in un lago, come farà a certificare i liquidi per le ricariche? Come faremo a sapere con certezza cosa stiamo inalando? Per mesi ci si è accaniti sulla sigaretta elettronica e ora forse si svelano i reconditi piani: volevano spianare la strada alle loro sigarette elttroniche in danno a chi nel settore ha investito con soldi privati e senza padroni?”Ci chiamano bamboccioni, incapaci di autogestirci, incapaci di inventarci nuove professioni, di volere la pappa pronta e il posto fiso e quando ci si inventa un lavoro per sbarcare il lunario, ci portano via il piatto da sotto il naso. E’ il caso della sigaretta elettronica. Lo Stato, con un decreto, vuole dal 1° Gennaio del 2014 inserire una tassa (o accisa, stanno decidendo), del 58,5% da applicare sia sui liquidi che sull’Hardware, di fatto costringendo i negozianti e gli importatori ad aumentare il prezzo di vendita di quasi il doppio ( se fosse confermata, la Tassa non escluderebbe il versamento dell’Iva, come invece farebbe l’accisa, ma quest’ultima comporterebbe la monopolizzazione del mercato tramite la lobbies dei tabaccai). Parla il portavoce dei commercianti della sigaretta elettronica, Massimiliano Begotti: ” sappiamo bene che il settore andrà regolamentato, e siamo noi stessi venditori che ci auspichiamo che lo Stato ci riconosca come categoria, magari anche tassando i liquidi, ma non crediamo si possa tassare una batteria al litio o la fibra di vetro, o i tubi metallici, altrimenti andrebbero tassate tutte le merci che nella specifica si rifanno a questi pezzi. E nemmeno possono far passare tutto tramite il Monopolio di Statoperchè siginficherebbe concedere la rivendita autorizzata solo ai tabaccai e questo significherebbe chiudere circa 3000 esercizi in tutta Italia. Ci sarà una manifestazione a Roma davanti a Palazzo Montecitorio Martedì 9 Luglio, in occasione della discussione del decreto legge. Tutto questo ci appare come ingiustizia, in questo campo abbiamo rischiato di nostro investendo dei soldi, in alcuni casi indebitandoci per aprire uno store. Ora che hanno capito che potrebbero guadagnare lucrandoci sopra, prima ci sbaragliano con la disinformazione e poi con un decreto che ci scippa il lavoro ”.Dai dati forniti da La 7 si è parlato di un fatturato di circa 350 milioni nel 2012 per le e-cig mentre, per quanto riguarda il Monopolio, la perdita nei primi tre mesi del 2013 è stata di circa 13,5 milioni.Significa che all’incirca tra IVA, IRES, IRAP, IRPEF si verseranno circa 150 milioni. La matematica non è un opinione e quindi lo Stato ci ha guadagnato in entrate tributarie, forse, scontentando qualche multinazionale.Per difendere la categoria sta anche nascendo un sindacato libero.

    Roberta Lemma
    Responsabile Ufficio Stampa Federcontribuenti

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    Sigaretta elettronica, i giganti Usa del tabacco cavalcano il business da 1 miliardo

    Philip Morris è l'ultimo dei tre maggiori produttori americani di sigarette a entrare nel nuovo business per reagire all'aumento di tasse e divieti. Ma si fa avanti anche il primo presidente di Facebook partecipando a una cordata di investitori. E le e-cigarette sono sempre più in televisione: schizzano gli investimenti pubblicitari, con testimonial presi dal mondo dello spettacolo

    di Francesco Tamburini | 16 giugno 2013 Commenti (30)



    Più informazioni su: Philip Morris, Sigaretta Elettronica, Silicon Valley, Tabacco.






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    Il mercato americano della sigaretta elettronica vale 1 miliardo di dollari e, secondo alcuni analisti, supererà quello della sigaretta tradizionale entro i prossimi dieci anni. Un’opportunità che non poteva di certo passare inosservata ai tre giganti del tabacco che dominano il mercato negli Stati Uniti, indeboliti dall’aumento di tasse e divieti e scesi ora in campo per conquistare il nuovo affare. L’ultimo a cavalcare l’onda è il colosso Altria Group, ex Philip Morris, prima azienda del settore in Nord America. Il gruppo, cui fanno capo moltissimi marchi tra cui Marlboro, ha annunciato che lancerà in agosto una sigaretta elettronica made in China con il brand Mark Ten.
    I tre big del tabacco entrano nel business, ma si fa avanti anche la Silicon Valley
    I numeri, d’altronde, parlano chiaro. Il giro d’affari americano della e-cigarette, come è chiamata in inglese, ha raggiunto 500 milioni di dollari nel 2012 e quest’anno, secondo uno studio di Citibank, raddoppierà raggiungendo circa l’1% del mercato delle sigarette tradizionali. Philip Morris è solo l’ultima tra i giganti del tabacco a entrare nel settore, dove sono già registrati 250 marchi. Reynolds American, la seconda società del settore negli Stati Uniti (che controlla anche Camel e Pall Mall), ha annunciato settimana scorsa che lancerà a luglio una versione rinnovata della sua sigaretta elettronica Vuse. E anche Lorillard, terza azienda del tabacco e prima a fiutare il business della e-cigarette, ha acquistato nel 2012 la società produttrice di sigarette elettroniche Blu Ecigs per 135 milioni di dollari e ha aperto oltre 80mila rivenditori.
    E anche nella Silicon Valley c’è chi ha deciso di puntare sulla nuova frontiera della nicotina. Sean Parker, primo presidente di Facebook e cofondatore del sito di file sharing Napster, fa parte di un gruppo di investitori che hanno puntato 75 milioni di dollari in una società leader nel ramo delle sigarette elettroniche, Njoy. “Abbiamo l’opportunità enorme di dire basta alle sigarette tradizionali, che sono pericolose e cancerogene”, ha detto Parker, che ha scommesso 10 milioni. Mentre Founders Fund – un fondo di venture capital di San Francisco avviato da Peter Thiel, cofondatore di PayPal – ha investito 5 milioni.
    Le sigarette tornano in tv: aumentano le pubblicità con le star dello spettacolo
    Puntare sulla sigaretta elettronica, per i colossi del tabacco e le altre aziende che cavalcano l’onda, significa anche raggiungere un traguardo importante: tornare in televisione. A oltre quarant’anni dall’entrata in vigore del regolamento federale che ha vietato le pubblicità delle sigarette in radio e televisione, infatti, diverse società del settore sono tornate sul piccolo schermo per pubblicizzare le e-cigarette. Gli investimenti in spazi pubblicitari televisivi per le sigarette elettroniche, secondo Citibank, sono aumentati così del 17,9% dal 2011 al 2012, mentre gli annunci sulla stampa sono schizzati addirittura del 71,9 per cento.

    E, per attrarre nuovi consumatori, hanno assoldato testimonial dal mondo dello spettacolo. Njoy ha lanciato una campagna pubblicitaria con le star della musica Courtney Love e Bruno Mars, mentre Blu Ecigs ha reclutato l’attore Stephen Dorff e prevede quest’anno di raddoppiare gli investimenti pubblicitari a 40 milioni di dollari. Le sigarette elettroniche, a differenza di quelle tradizionali, non sono infatti regolate a livello federale ed è quindi legale pubblicizzarle in televisione.
    Mancano le regole a livello federale. Ma alcuni Stati prendono provvedimenti
    Ma la Food and Drug Administration (Fda), l’ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha annunciato che sono in arrivo nuovi regolamenti, paragonando il mercato attuale delle e-cigarette al “wild wild west”. La Fda, come ha avvertito la stessa agenzia, ha aspettato finora a intervenire perché non è ancora chiaro l’impatto a lungo termine sulla salute di chi usa la sigaretta elettronica.
    In linea con quanto sta accadendo in alcuni Paesi europei (Italia inclusa), alcuni Stati americani hanno tuttavia adottato dei regolamenti in attesa di una decisione a livello federale. Oltre 12, tra cui Arkansas, Colorado e Maryland, hanno vietato le sigarette elettroniche ai minori. E altri – New Jersey, North Dakota e Utah – hanno messo fuori legge il loro uso nei luoghi pubblici. A spingere le autorità a prendere provvedimenti è il rischio che la sigaretta elettronica sia usata anche dai più giovani, attratti da alcune varianti speciali alla fragola, al cioccolato o alla piña colada.
    Pacchetti troppo cari a New York. I produttori avvertono: “Ci sono 9.741 posti a rischio”
    Non è quindi ancora chiaro come si comporteranno le autorità americane per regolamentare la sigaretta elettronica. Una cosa, però, è certa. Gli affari, per le aziende del tabacco, non sono più quelli di una volta. Le autorità hanno dichiarato una vera e propria guerra al fumo, aumentando i divieti nei luoghi pubblici, vietando le pubblicità e soprattutto aumentando le tasse. I prezzi più alti sono quelli di New York, dove le imposte (federali, statali e della città) hanno raggiunto 6,86 dollari a pacchetto, facendo schizzare il prezzo medio di venti sigarette a 12,5 dollari.
    L’ultima proposta dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, punta a vietare ai negozi di mostrare i pacchetti in vendita dietro al bancone e a fissare un prezzo minimo di 10,5 dollari. L’annuncio dell’iniziativa ha fatto intervenire le aziende del settore, che hanno avvertito sul rischio che la riforma faccia scomparire il 21% dei negozi e porti al licenziamento di 9.741 dipendenti, sottraendo al governo e alla città tasse per 19 milioni di dollari.

    ---------- Post added at 03:15 ---------- Previous post was at 03:08 ----------

    Le mani di Big Tobacco sulla sigaretta elettronica / Le mani di Big Tobacco sul business miliardario delle sigarette elettroniche C' È UN sistema infallibile per accertare che la sigaretta elettronica non è una moda passeggera. Lasciate perdere che la fumano Uma Thurman e Leonardo Di Caprio. Il segnale è che, alle viste, c' è la Marlboro a pila. Kent, Camel, Lucky Strike e Gauloises - nella versione a vapore - arriveranno anche prima. Magari i marchi non saranno gli stessi. Ma Big Tobacco ha fiutato la pista.
    ED È difficile che l' entrata in scena dei grandi predatori non modifichi radicalmente il panorama di un settore che, oggi, ha la vitalità esplosiva e la varietà di una primavera artica, con il proliferare quotidiano di nuove aziende e tassi di sviluppo del 100 per cento, senza, peraltro, avere ancora trovato la propria identità. Incerta fra la vocazione alla farmacia («vi aiutiamo a smettere di fumare») e quella alla tabaccheria («un modo più sano di fumare»), la rivendita di sigarette elettroniche, oggi, non ha né il candore asettico della farmacia, néi colori caldi,a suggerire il legno e l' ottone, delle grandi tabaccherie sofisticate. Ricorda, piuttosto, una profumeria: teorie interminabili di boccette, piene dei liquidi che devono aromatizzare il vapore e piani interi di cassettini trasparenti, dove sono ordinatamente allineati i componenti di quella che, in fondo, è una macchina: una batteria che trasforma un liquido in vapore. Nel deserto in cui si stanno trasformando le vie commerciali delle città italiane, le sigarette elettroniche sono (insieme ai locali per scommesse) l' unico elemento di vita nuova. Nell' ultimo anno sono sorte un po' ovunque. Non sempre con i tempi giusti. A Roma, nel largo viale della parte bassa della Garbatella, la titolare scuote la testa: «Abbiamo aperto a febbraio. Ci siamo persi l' onda di Natale». Come tutte le rivendite del ramo, anche questa funziona in regime di franchising: in sostanza, al contrario di una tabaccheria, vende su licenza, il prodotto di una sola azienda. Qui, l' azienda è Iofumo, una ditta relativamente nuova, ma che, a Roma e cintura, ha già sette negozi. Ovale, cheè sulla breccia dal 2009, a Roma ne ha nove, ma, in Italia sono 400, un quarto di tutte le rivendite. Per il 2012, Ovale dichiara un fatturato di 20 milioni di euro, quasi quattro volte quello del 2011. Anche se siamo nella fascia bassa dell' elettronica, quella tecnologicamente meno sofisticata, vale, insomma, la regola del settore: un formicolio instancabile di start up. Nel mondo, all' ultimo conto, risultano almeno 200 marchi diversi di sigarette elettroniche. Lo sappiano o no, sono destinati a fare la storia. Almeno, secondo una grande banca, Citigroup, che elenca la sigaretta a vapore fra le 10 tecnologie di rottura, destinate, come la stampa a 3D, a rivoluzionare l' immediato futuro. Già da subito, tuttavia, le sigarette di Ovale o di Iofumo e delle altre cento start up una novità storica l' hanno portata. E' la prima significativa innovazione elettronica che nasce, si sviluppa, si radica in Cina. L' inventore è un farmacista, Hon Lik, angustiato, secondo la leggenda, dal vedere suo padre, incallito fumatore, morire di cancro al polmone e, probabilmente, anche più preoccupato dall' essere lui stesso uno da 60 sigarette al giorno. Commercializzata in Cina nel 2004, con il nome Ruyan (letteralmente "sembra fumo") viene brevettata a livello internazionale nel 2007. La tecnologia ha subito qualche modifica (originariamente, al posto della batteria al litio, per creare vapore c' erano gli ultrasuoni), ma il punto chiave è chei brevetti fondamentali sono cinesi.E in Cina, per lo più, viene prodotto, infatti, l' hardware della sigaretta, la macchina a vapore, quello che, nelle rivendite d' occidente, si chiama "il kit". Questo spiega la facilità con cui nascono marchi e aziende, fondamentalmente dei rivenditori-distributori. Ma il moltiplicarsi di realtà anche piccole ha consentito l' esplosione del fenomeno, che ha attecchito come un incendio d' estate nel bosco. Secondo Lorillard- uno dei giganti di Big Tobacco, quello delle Newport e delle Kent - la sigaretta elettronica ha già occupato l' 1 per cento del mercato Usa. Poiché il giro d' affari delle sigarette, in America, è di 100 miliardi di dollari, si tratta di un miliardo di dollari tondo, tondo, anche se le ditte più grosse, per ora, non arrivano ad un fatturato oltre i 30 milioni. A livello mondiale, secondo Economonitor, una società specializzata in ricerche di mercato, la sigaretta elettronica vale 14 miliardi di dollari, su un giro d' affari globale di 664 miliardi di dollari. E questo comincia a porre un problema, per chi controlla il giro d' affari di 650 miliardi di dollari che restano. Il conto lo ha fatto un' altra grande banca, Morgan Stanley: l' anno scorso, gli americani hanno rinunciato a comprare e fumare 600 milioni di sigarette, scegliendo, al loro posto, la sigaretta elettronica (che, finchè dura, paga anche meno tasse). Quest' anno, faranno sparire dal mercato americano 1,5 miliardi di sigarette tradizionali. E' l' innesco di una affascinante saga di economia applicata. Il settoreè troppo frammentato. Gli analisti consigliano di aspettare che il settore si consolidi in aziende di medie dimensioni, in modo che con una-due acquisizioni si guadagni una testa di ponte vincente. Anche restare appesi ai brevetti cinesi piace poco. E poi c' è il dubbio più importante: la regolamentazione della sigaretta elettronica. Da vietare come le sigarette normali o da favorire come aiuto sanitario? Per due-tre anni, questi dubbi e riserve hanno indotto alla prudenza i piloti di Big Tobacco, convincendoli a restare ai margini. Ma, alla fine, negli ultimi mesi, i dati e le proiezioni di mercato hanno travolto anche le perplessità più ragionevoli. L' ennesima grande banca, Wells Fargo, valuta che, entro dieci anni, il consumo di sigarette elettroniche supererà quello di sigarette tradizionali: significa proiettare un fatturato globale di 300 miliardi di dollari. «Siamo solo all' inizio» dicono a Wells Fargo: «E' come con la Apple. Le e-cigs di oggi sono la versione1 dell' iPhone». Con simili squilli di tromba, gli argini sono saltati. Lorillard ha messo per prima i piedi nel piatto comprando, per 135 milioni di dollari, Blu ecigs, una delle start up più grosse. British American Tobacco (Lucky Strike, ma anche i nostri toscani) ha acquisito un' azienda inglese CN Creative. Imperial Tobacco (Gauloises) ha preso una quota in un' altra azienda ancora, mentre Japan Tobacco ha stretto accordi commerciali. R. J. Reynolds (Camel e Winston) si prepara a lanciare in grande stile una sua e-sigaretta, Vuse, prodotta in Virginia (ma il brevetto resta cinese). I dubbi si sono rovesciati in certezze. Il boss della British American Tobacco siè già dichiarato convinto che, entro vent' anni, il 40 per cento del fatturato della Bat verrà dalla sigaretta elettronica. Con un certo sussiego, il più grande di tutti, Altria (Philip Morris e Marlboro) aveva annunciato un vago progetto di sigaretta elettronica per il 2016. Contrordine: non si può restare indietro. l' erede del Marlboro Man spippetterà nuvole di vapore nelle grandi pianure, già nel 2013

  2. I seguenti User ringraziano:


  3. #2
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    Consob, emendamento Pd ad personam salva posto a funzionario di Vegas - Il Fatto Quotidiano
    "Buon Natale camerata": gli auguri nostalgici di Giorgetti, assessore veneto del Pdl - Il Fatto Quotidiano
    Questi agli atti (titoli di giornale vari) sono i presentatori dell'emendamento ammazza ecig in Italia, puro atto delinquenziale e crimine di proporzioni enormi cui non credo le multinazionali del tabacco potessero anche solo pensare, tanto che credo di fronte a tanta grazia non abbiano potuto che ringraziare. A muoversi è stata la FIT (federazione italiana tabaccai), le multinazionali si adeguano visto che hanno pronta da tempo la insignificante sigarettina usa e getta riacchiappa nicotinomani tirati su fin da minorenni dalla loro piovra di vendita, sigarettina elettronica che fino a ieri non aveva possibilità alcuna di successo: hanno trovato il modo di tirarla fuori troppa grazia santantò. Di questa gente ci sono nomi fatti e tracce il resto sono elucubrazioni dettate dal timore per il potente di turno in carriera. Nomi e cognomi, fatti, a questa gente chiediamo spiegazioni per le loro decisioni.
    Una idea precisa mi sono fatto sui motivi per cui c'è questo clima di passività di fronte a tali scempi: la nascita di un nuovo e prolifico mercato nero di cui lo Stato si fa attivo promotore tramite le istituzioni, le decisioni sbagliate e la compiacenza degli organi che dovrebbero essere adibiti alla protezione sanitaria, qualsiasi organo esecutivo poco potrà, questi signori, comunque, sono tranquilli grazie anche al clima omertoso e qualunquistico cui gli italioti tendono storicamente.
    E mi fa specie per l'ex tesoriere DS, necessaria pedina in tempi di larghe intese si è fatto tirare dentro una storia inaccettabile.
    Ultima modifica di bonzuccio; 04-12-2013 alle 10:43

  4. I seguenti User ringraziano:


  5. #3
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    Ottimo riassunto per i nuovi che non sanno i retroscena dei rospi che abbiamo dovuto ingoiare e quelli che ingoieremo nei prossimi mesi.
    Click VAPIT!

  6. #4
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    Una decina di giorni fa si è tenuto a NY un convegno sulle ecig (vedi: Vaping State Of Mind-Quick Takes From Our Inaugural E-Cig Forum — TobaccoToday e Primo Forum Industriale sulla Sigaretta Elettronica a New York), le prospettive di crescita e di guadagno sono da capogiro, inevitabile che le Big Tobacco investano sempre più in questo settore.

  7. #5
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    il problema è che sfido qualunque vaper degno di tale nome a trovare soddisfazione dallo svapo da quell'accrocchio lì...
    Inoltre, se la storia passata da tabagista mi insegna qualcosa, sono poco propenso a credere al contenuto di nicotina dichiarato... Ci scommetto un dito che son ipercaricate per dare hit e dipendenza.



    Ma a conti fatti ho speso moooooolto di più...

  8. #6
    L'agruma meccanica
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    Bonzu il secondo articolo è datato, in ogni caso auguri!
    Click VAPIT!

  9. #7
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    Non ci far caso è un nostalgico

  10. #8
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    Complimenti @bonzuccio hai saputo riassumere nel migliore dei modi la situazione!!! Bravissimo.

  11. Il seguente User ringrazia :


  12. #9
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    Quindi si torna ai primordi dello svapo con cartuccia e lanetta precaricati senza più però la possibilità neanche di ricaricarle.
    Ok smetto del tutto se sarà così.

  13. #10
    L'agruma meccanica
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