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Discussione: TGCOM (da googlenews) prima notizia in sezione salute in questo momento!

  1. #1
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    Predefinito TGCOM (da googlenews) prima notizia in sezione salute in questo momento!

    "No a sigarette elettroniche nei locali pubblici" - Salute - Tgcom24

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    Niente fumo elettronico in pubblico - Top News - ANSA.it

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    Sigaretta elettronica
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  2. I seguenti User ringraziano:


  3. #2
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    Articolo di:

    Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo



    L'autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande
    È stato uno degli articoli più venduti nelle scorse festività, è uno dei prodotti in maggiore crescita, è uno degli argomenti più dibattuti. Stiamo parlando della sigaretta elettronica che sembra essere diventata l'oggetto del desiderio di tantissimi consumatori di tabacco ed al tempo stesso l'oggetto delle riflessioni di molti che se ne occupano per motivi scientifici o sanitari. L'interrogativo è sempre lo stesso: fa male? È un prodotto che può essere acquistato e «consumato» senza problemi oppure, come dice l'ultima ed inevitabile ricerca, presenta rischi per la salute?
    Com'è noto, la e-sigaretta (o sigaretta elettronica o eco-sigaretta) è un dispositivo che consente di ripetere le gestualità del consumo di sigaretta tradizionale (inalazione di vapore ed eventualmente anche di nicotina) senza l'elemento critico rappresentato dalla combustione delle sostanze proprie della sigaretta, con un abbattimento dell'aspirazione di quelle decine e decine di elementi chimici (dal catrame in poi) che si formano al momento dell'accensione. Elementi che rappresentano il vero grande problema del consumo di sigarette determinando l'insorgenza di una serie di patologie di gravità variabile e che, come ben si sa, vanno dalla «semplice» faringite cronica al tumore ai polmoni.
    Con tutta evidenza, l'interesse per la cosa è notevole, anche in considerazione della forte spinta verso modelli di vita e di consumo maggiormente rispettosi del proprio corpo e dell'ambiente in cui si vive (visto ad esempio che i miliardi di cicche di sigarette sparsi in giro per il mondo sono diventati un ulteriore e grave problema nel problema). Ma vale la pena «convertirsi» all'e-smoke? Conviene passare dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica? Conviene smettere di essere fumatori per divenire «svapatori»?
    I dati scientifici sono (contrariamente a quello che si vuol far credere) estremamente chiari ed univoci. Rispetto alla sigaretta tradizionale quella elettronica rappresenta un elemento di fortissima diminuzione dei fattori di rischio: zero elementi legati alla combustione e quantità di nicotina assorbita dipendente dal tipo di miscela usata (quindi zero nicotina se si scelgono liquidi ed essenze senza nicotina) ma comunque assolutamente controllabile ed eventualmente scalabile. Con la precisazione, però, che la nicotina è causa solo in misura assolutamente ridotta delle malattie legate al fumo mentre è indiscutibile che siano in causa, nella genesi di quelle patologie, tutte le altre sostanze, quelle appunto sprigionate dalla combustione della sigaretta tradizionale ed assenti nell'e-smoke.
    Quindi? Quindi sembrerebbe tutto tranquillo e ovvio se non fosse che una serie di ricerche dimostrano che «il fumo di sigaretta non è completamente innocuo» per via della nicotina sprigionata durante i processi di evaporazione. Fumare sigarette elettroniche, cioè, può o potrebbe determinare problemi (seppur solo relativamente rilevanti) rispetto a chi non fuma. Il ministero della Salute, quindi, si pone sull'attenti e «lancia l'allarme» (così almeno hanno scritto diversi giornali e riviste) poiché non è escluso che «svapare» possa determinare alla lunga problemi. Dimenticando, il Ministero stesso, che in farmacia sono regolarmente in vendita cerotti alla nicotina e dimenticando, sempre lo stesso zelante Ministero, di far parte di uno Stato che ha il Monopolio sui tabacchi.
    Siamo un po' all'antico vizio italiano: fra il fare le cose bene e farle un po' meno bene noi preferiamo farle a modo nostro. Che significa troppo spesso non farle affatto. La sigaretta elettronica dovrebbe trovare collocazione logica (anche nell'attività di medicina d'iniziativa dei medici) in un contesto in cui una persona che già fuma potrebbe trovare, nella sostituzione della sigaretta tradizionale con la sigaretta elettronica, un oggettivo e rilevante beneficio (peraltro anche economico) e non certo in un contesto in cui non fumatori vengono o venissero invitati a fumare e-sigarette.
    Ma l'Italia, si sa, vede certe cose un po' troppo all'italiana e invece di spingere a far abbandonare un vizio pericoloso e nocivo quanta più gente possibile si mette a far le pulci ad una novità che viene sottoposta ad analisi puntigliosissime nell'ipotesi (anche remota) di possibili danni. Dimenticando la situazione che c'è e che conduce alla tomba troppe persone verso le quali non viene svolta alcuna politica di dissuasione. Vuoi vedere che dietro certe «politiche» sin troppo precisine ed in certi giudizi un po' troppo schizzinosi c'è il fatto che le e-sigarette sono commercializzate da privati e invece le sigarette al catrame sono beatamente vendute dallo Stato?

    ---------- Post added at 15:32 ---------- Previous post was at 15:25 ----------

    L'autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande

    Credo sia giusto e opportuno tornare a scrivere dopo breve tempo sull'argomento «sigaretta elettronica» per almeno tre buoni motivi. Il primo è dato dall'elevato numero di commenti al pezzo e segno di reale interesse per la questione (e di condivisione per l'approccio: in questo senso, sia consentito un ringraziamento ai lettori); il secondo è dato dalla necessità di precisare alcuni ulteriori elementi sulla novità della sigaretta senza fumo; il terzo, infine, è rappresentato dalle notizie di attualità che in questi giorni hanno prodotto qualche dubbio e comunque un aggiuntivo interesse per l'e-smoke, ben simboleggiate, a nostro parere, da quel sindaco in lotta contro le sigarette elettroniche e che ne ha vietato l'uso nei locali pubblici con la motivazione che, in assenza di sufficienti informazioni, «potrebbe far male» (per la cronaca, trattasi del comune di Lomazzo in provincia di Como con tanto di implacabile primo cittadino leghista).
    Ebbene, cerchiamo di fare ulteriormente ordine sull'argomento, senza la pretesa di essere esaustivi o completi ma lasciandoci ancora una volta guidare da un po' di valutazioni scientifiche e da un po' di sano buon senso. Innanzitutto il fatto che la gente comune stia dimostrando forte interesse per la sigaretta elettronica (forse più di quanto la cosa non stia «interessando» la Pubblica amministrazione o il ministero della Salute) è segno che i comuni cittadini hanno ben inteso il vantaggio reale del «fumo senza fumo» e si stanno predisponendo positivamente per un cambio di abitudine.
    Sarà la crisi economica che spinge a fare i conti con l'acquisto quotidiano di sigarette o saranno le mille spinte salutiste che stimolano a limitare o evitare il fumo, fatto sta che in questo momento un intervento deciso ed autorevole può effettivamente portare molta gente a smettere di fumare, con un enorme risparmio in termini di salute per il singolo e di risorse per la collettività.
    In questo senso ed a tal fine, ogni metodo è buono: dalla semplice forza di volontà ai cerotti alla nicotina (contro cui non ricordiamo analoghe crociate!) dall'agopuntura ai farmaci che inibiscono la necessità di nicotina stessa. Ogni sistema è buono e vale la pena di esser provato. La forza della sigaretta elettronica sta nel mantenere immutata la ritualità della «tirata» e nella possibilità, almeno all'inizio, di mantenere costanti nel sangue quei livelli di nicotina a cui si è fatta l'abitudine per via del consumo cronico di sigarette tradizionali, con la possibilità e la prospettiva di ridurne i valori quando ci si sente pronti a farlo. Pur ribadendo però, ed ancora una volta, che non è la nicotina il killer principale delle sigarette bensì le mille sostanze che si sprigionano solo ed esclusivamente quando tabacco e carta vengono sottoposte a combustione.
    Qualche nome dei mille veleni che chi sceglie la sigaretta elettronica evita e chi invece fuma sigarette tradizionali inala? Non c'è che l'imbarazzo della scelta, visto che si spazia dal monossido di carbonio all'acetone, dall'arsenico al catrame, dal polonio radioattivo all'ammoniaca. E si potrebbe continuare molto a lungo (con la puntualizzazione aggiuntiva che secondo ricerche recenti non tutte le sostanze prodotte dal fumo sono conosciute, per cui esistono notevoli possibilità che il danno da fumo sia ancora più pesante di quello che allo stato attuale noi possiamo conoscere o immaginare).
    Ebbene, se in questo momento possiamo fare qualcosa di serio e di proficuo per sottrarre alla massa dei fumatori (e delle sempre più numerose fumatrici) uno, dieci, mille, un milione di persone (domani o dopodomani sicuramente sofferenti di qualche patologia per via dell'abitudine al tabagismo) perché non farlo? Perché non essere protagonisti di una sorta di rivoluzione culturale ed educativa? Perché baloccarsi sempre e comunque in «fumosi» interrogativi che si mantengono sul nulla ma che lasciano inalterata la condizione di partenza, quella cioè per cui sempre più giovani e donne fumano, sprecando soldi e salute e lasciando alla società (ed ai medici) il compito di tentare di ridurre i danni solo dopo che si sono compiuti?
    Un medico serio, un medico che creda davvero alla cosiddetta medicina di iniziativa (quella che cerca di evitare il sorgere dei problemi e non quella che usa i pannicelli caldi una volta che il problema si è determinato), un medico consapevole dell'autorevolezza del proprio ruolo, oggi, cosa deve fare? Giocherellare con l'ipotesi attualmente senza fondamenta secondo cui forse chissà le sigarette elettroniche potrebbero creare problemi (quali? Non si è ancora capito!) oppure spingere quanta più gente possibile a mutare abitudine e scegliere un sistema che lasci inalterate le proprie ritualità ma che di fatto elimini le conseguenze nocive del gesto di portare alla bocca una sigaretta? Chi fa davvero gli interessi della salute pubblica: chi strilla a vuoto e lascia le cose come stanno o chi induce un cambiamento, magari anche predisponendo le condizioni per un ulteriore e successivo passaggio a «nicotina zero» (dopo esser partiti da «catrame zero» e «polonio zero», «monossido zero», «arsenico zero» e così via)?
    Come ha ben scritto un nostro lettore, la e-sigaretta in realtà è un vaporizzatore: niente più che un apparecchietto per aerosol miniaturizzato o un cappuccinatore a vapore. Proviamo a non far inutili crociate contro il vapore, altrimenti qualcuno se la ride (chi conosce il problema), qualcuno se la gode (chi vende catrame sotto forma di sigarette tradizionali) e qualcun altro se la passa male (chi ha i polmoni danneggiati per via del fumo inalato per anni). Proviamo a chiedere a tutti di essere un po' più precisi e seri quando si parla di certi argomenti: ne va della credibilità di ognuno. E della salute di tutti.
    Infine sia consentito un post scriptum. Quando in queste settimane sono stato ricontattato da pazienti a cui avevo proposto di passare alle sigarette elettroniche e che l'hanno fatto o quando sono stato abbordato da qualche lettore che aveva deciso di passare «dal fumo al vapore» dopo aver letto i miei articoli mi son sentito meglio e mi son detto che probabilmente fare il medico così ha molto più senso che non distribuire cortisonici o broncodilatatori o antibiotici a chi ha un grado variabile di insufficienza respiratoria da tabagismo cronico. A ciascuno le proprie soddisfazioni
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  5. #3
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    Interessante, grazie per averlo condiviso
    Fanculo analogiche !!


  6. #4
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    piacevole vedere che un medico competente prenda finalmente una posizione chiara ed esaustiva.
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