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Discussione: Acroleina

  1. #1
    marfhi
    Guest

    Predefinito Acroleina

    L'acroleina (anche 2-propenale o 2-propen-1-aleo o acrilaldeide) è una sostanza tossica per il fegato e irritante per la mucosa gastrica. Viene prodotta dalla disidratazione del glicerolo, reazione che si presenta durante la frittura oltre il punto di fumo dell'olio utilizzato.
    Se sottoponiamo un olio a un deciso innalzamento termico, per effetto della temperatura l'olio è prima idrolizzato in glicerolo e acidi grassi. La degradazione dell'olio avviene poi per trasformazione del glicerolo (con perdita di acqua) in acroleina (aldeide acrilica); tale fenomeno è visibile perché l'acroleina appare sotto forma di fumo che abbandona l'olio. La formazione di acroleina è tanto maggiore quanto più l'olio è ricco di acidi insaturi (più sensibili al calore) e determina il punto di fumo dell'olio in questione. L'acroleina è irritante per la mucosa gastrica e nociva per il fegato: la somministrazione di oli mantenuti al punto di fumo per due ore provoca un danno epatico facilmente riscontrabile.
    Si noti come il processo di formazione dell'acroleina sia a due stadi; qualunque fattore inibisca all'aumentare della temperatura la scissione dei trigliceridi in glicerolo e acidi grassi ritarda il secondo stadio con formazione di acroleina.
    Un esempio: la chiarificazione del burro - Ciò che complica il discorso è che il punto di fumo può variare per piccoli dettagli. Per esempio il burro italiano che ha una notevole quantità d'acqua (è infatti meno calorico degli oli) ha un basso punto di fumo (130 °C) perché l'acqua facilita l'idrolisi degli acidi grassi che diventano così liberi. Il burro francese (che invece non contiene acqua) ha un punto di fumo molto più alto e quindi può essere usato per friggere. Nel caso si usi burro italiano si può chiarificare, eliminando l'acqua e innalzando il suo punto di fumo (che arriva fino a 200 °C e quindi può essere usato per friggere). Per chiarificarlo basta metterlo in un pentolino e farlo sciogliere a bagnomaria per circa 15 minuti, senza farlo bollire. Si formano degli agglomerati di materia bianca (in gran parte caseina) che vanno eliminati filtrando il tutto con un colino a trama fitta. Il burro raffreddato si conserva poi in frigorifero.
    Da cosa dipende il punto di fumo – In base a quanto detto, è molto importante conoscere il punto di fumo dell'olio che si va ad usare. È un grave errore scegliere un olio a caso in base a sole considerazioni organolettiche. Purtroppo le informazioni che circolano sono spesso inquinate da interessi commerciali o da errori grossolani (come quelle che parlano di punto di fumo dell'olio di oliva di oltre 300 °C, forse per una banale confusione fra gradi Celsius e gradi Fahrenheit; la formula di conversione è GC=5/9*(GF-32), per esempio 113 °F corrispondono a 45 °C).
    Il punto di fumo dipende dal contenuto di acidi grassi liberi. Per esempio con un contenuto dello 0,04% il punto di fumo è di 220 °C, mentre con un contenuto dell'1% è di 160 °C. Poiché la raffinazione (come si vede, anche ciò che è negativo ha dei punti a suo favore!) elimina una buona parte degli acidi grassi liberi,

    gli oli non raffinati hanno punti di fumo decisamente più bassi.
    Come cambia – Alcuni fattori possono cambiare nettamente il punto di fumo (PF).

    La miscela di oli diversi
    La presenza di batteri
    La presenza di sale
    La durata del riscaldamento (il PF si abbassa)
    Il numero di volte che l'olio è usato (il PF si abbassa)
    La conservazione dell'olio (ossigeno, luce, temperatura ecc.)
    Dimensione e forma del recipiente di cottura (il PF si abbassa se la padella di frittura è ampia)
    La presenza di acqua (come nel burro italiano; il PF si abbassa)
    La presenza di mono e digliceridi (il PF si abbassa)
    La presenza di acidi grassi liberi (il PF si abbassa)

    Nelle tabelle che seguono sono elencati i punti di fumo degli oli più comuni.

    Punto di fumo dei grassi/oli raffinati più comuni
    Arachide 230
    Avocado 270
    Canapa 165
    Canola 200-235
    Cartamo 265
    Cocco 175
    Colza 225
    Cotone 215
    Girasole 225-245
    Mais 230
    Mandorla 220
    Margarina 150
    Nocciola 220
    Noce 200
    Oliva 190-240
    Palma 240
    Riso 230-255
    Sesamo 215-230
    Soia 230-240
    Vinacciolo 245
    Punto di fumo dei grassi/oli non raffinati più comuni
    Arachide 160
    Burro non chiarificato 110-130
    Burro chiarificato 180
    Canola 110
    Girasole 110
    Lino 110
    Mais 160
    Noce 160
    Oliva extravergine 160-210
    Sesamo 175
    Soia 160
    Strutto 180-210

  2. #2
    marfhi
    Guest

    Predefinito

    L’acroleina è una sostanza chimica presente in generale nei processi di combustione, nei prodotti di combustione delle sigarette, e in casa l’acroleina si può creare durante il processo di frittura.
    Bisogna prestare attenzione nella scelta dell’olio: sarebbe opportuno usare oli extravergini di oliva, perché hanno un punto di fumo più elevato (210-260 °C) di altri oli come quelli di semi (110-160 °C).
    La scelta di quest’ultimi è solamente conveniente dal punto di vista economico e non salutistico. Il punto di fumo si verifica quando l’olio incomincia a idrolizzarsi diventando tossico e formando una sostanza chiamata acroleina, che è fortemente tossica, come constatato da numerose ricerche.
    Quindi il punto di fumo risulta essere un parametro importante e cioè quella temperatura alla quale si sviluppano sostanze nocive; il punto di fumo in realtà varia a seconda di molte condizioni, alcune indipendenti dall’olio stesso (per esempio l’uso di una padella più ampia abbassa il punto di fumo) e, per quanto importante, non è il solo fattore che descriva la degradazione dell’olio. Il punto di fumo dipende dal contenuto di acidi grassi liberi. Per esempio con un contenuto dello 0,04% il punto di fumo è di 220 °C, mentre con un contenuto dell’1% è di 160 °C. Poiché la raffinazione (come si vede, anche ciò che è negativo ha dei punti a suo favore!) elimina una buona parte degli acidi grassi liberi, gli oli non raffinati hanno punti di fumo decisamente più bassi. Secondo gli studiosi, la molecola non ha solo un odore acre e pungente, ma può causare irritazione delle mucose, dermatiti ed è da tempo sospettata di provocare danni irreversibili all’apparato respiratorio umano oltre all’aumento dell’incidenza di tumori negli animali.
    La Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale del Centro Studi del Ministero della Salute Italiano (Cctn) ha classificato l’acroleina «3B da considerare con attenzione per i possibili effetti cancerogeni per l’uomo».
    I filtri come quelli ai carboni attivi, attualmente in uso nelle cucine domestiche o nei ristoranti, assorbono queste sostanze in modo reversibile: cioé esiste un potenziale rischio di rilascio delle molecole nocive. Dal punto di vista della prevenzione è dunque particolarmente importante non riutilizzare l’olio, né rabboccarlo, in quanto si deteriora più rapidamente, e si raccomanda per la frittura l’uso di olio di arachide e olio extra vergine di oliva.

    Grave errore è poi cuocere la carne alla brace: questo tipo di cottura libera infatti sostanze cancerogene, come è anche errato l'abuso di fritture: l'alta temperatura libera infatti acroleina sostanza altamente cancerogena.
    Le emissioni del biodiesel, spiega il professore, non sono nel complesso assai migliori di quelle del gasolio debitamente raffinato. Accanto a buone qualità, quali l’assenza di zolfo e l’alto potere lubrificante, il biodiesel ne ha di sgradevoli : minore contenuto di energia e gas di scarico inquinati da formaldeide e acroleina."
    accanto a buone qualità, quali l’assenza di zolfo e l’alto potere lubrificante, il biodiesel ne ha di sgradevoli: minor contenuto d’energia (occorre dunque più carburante per far la stessa strada), e gas di scarico inquinati da formaldeide e acroleina. A sostanze di questo tipo, notoriamente nocive, è collegato l’odore di patatine fritte, presentato dai giornali (anche a proposito del motoscafo della Coldiretti) come effetto curioso e simpatico."
    Allora mi sa che non è chiara la questione:questo è terrorismo psicologico... perchè?
    Mai capitato di passare un periodo in casa, magari ammalati, un lungo periodo, Possibilmente in una zona non molto inquinata?
    Ecco, se capita, prima di andare/tornare in città, cercate un mezzo, anche euro4, Diesel, e annusate un pò il gas di scarico...
    Se è un pezzo che l'odoraccio della nafta bruciata non la si sente, non c'è + l'abitudine, e ci si rende conto di DOVE e COME viviamo e respiriamo.
    In città oramai non ci si accorge dell'odoraccio che abbiamo sotto al naso, perchè è sempre lì.

    Questo per far notare che dallo scarico dei diesel alimantati con gasolio esce un odore particolare, che ormai abbiamo catalogato cone "aria di città".
    Se l'odore è di patatine fritte spicca perchè strano, non perchè l'aria senza quell'odore era pura.

    Poi cerco: Acroleina...il nome non è dei + simpatici...
    Altamente infiammabile;
    Miscele vapore/aria sono esplosive. Rischio di incendio ed esplosione quando miscelata con alcali, acidi o forti ossidanti;
    Temperatura di auto-accensione: 234°C;

    Allora, avrò la 3a media ma cretino non sono...
    Il gas di scarico di un motore diesel contiene SEMPRE OSSIGENO, TANTO ossigeno.
    Se no il motore dal tubo di scarico FUMA...
    Il gas di scarico ha una temperatura sempre superiore ai 250°...e se così non fosse, comunque c'è il kat, che viaggia intorno ai 7-8-900...
    Diciamo anche 500, che tanto è il doppio della temperatura di autoaccensione dell'acroleina.
    Che è esplosiva, quindi fino a prova contraria dovrebbe essere abbastanza"reattiva" quando miscelata con ossigeno in presenza di una fonte di accensione/temperature maggiori di quella di autoaccensione...sbaglio?
    Anche perchè "Rischio di incendio ed esplosione quando miscelata con alcali, acidi o forti ossidanti" a casa mia vuol dire che se prendi acroleina e la metti vicino a qualcosa di ossidante, esplode/si incendia.

    Allora, in un tubo di scarico di un Diesel abbiamo, nell'ordine ossigeno(meno che nell'aria ambientale, ma c'è), acroleina e CALORE.
    Dovrebbe bruciare, ergo decomporsi.

    Ma sfugge un'altra cosa...
    Il gas di scarico viene dal motore...e DENTRO al motore le condizioni sono ancora diverse.
    fa + caldo, c'è + ossigeno(almeno all'inizio della combustione), molta, ma molta + pressione (= reazioni chimiche + veloci)...come faccia l'acroleina eventualmente prodotta dirante la combustione ad uscirne indenne, per me, è un mistero.

    Uno studio di laboratorio ha esaminato l’associazione tra il fumo di sigaretta, il danno causato dai radicali liberi e la degenerazione maculare senile (una grave malattia della retina che porta alla cecità) e l’effetto dell’acroleina, un tossico presente nel fumo di sigaretta, capace di danneggiare gravemente le cellule epiteliali pigmentose della retina e l’eventuale effetto protettivo dell’acido alfa lipoico ottenuto dal pomodoro. Si è visto che l’acroleina a dosi medie o ancor più elevate (intossicazione acuta) causava danni cellulari gravi e alterazioni della capacità delle cellule di difendersi dai radicali liberi. A dosi minori ma protratte per 30 giorni (intossicazione cronica) l’acroleina causava danni simili anche se più sfumati. Il pretrattamento delle cellule con l’acido alfa lipoico riduceva notevolmente i danni provocati dall’acroleina sia in acuto sia in cronico.

  3. #3
    marfhi
    Guest

    Predefinito

    da Wikipedia: "Il punto di fumo è una caratteristica del grasso, che varia con la miscela di acidi grassi contenuti, della percentuale in acqua, e di altri fattori: pertanto può essere stimato solo come media per tipologia di grasso. Inoltre va dato scarso credito a quanto si legge in proposito su giornali e riviste, o su internet, in quanto esistono versioni molto contrastanti sui vari olii, dettate più che altro dal marketing di un certo tipo di grasso piuttosto che di un altro. Tanto per fare un esempio: su Albanesi.it, un sito di nutrizione, lo strutto ha un punto di fumo tra 180 e 210° C, e l'olio di arachide 230° C, per cui conviene usare questo, mentre secondo il sito di e-learning dell'Università di Napoli l'olio di arachide ha 180 °C, il burro 260 °C e lo strutto più di 260 °C. Una circolare del Ministero della Sanità, la n° 1 dell'11 gennaio 1991, dice invece che gli olii adatti alla frittura sono l'olio extravergine di oliva e l'olio di semi di arachide."
    Solo per dire che, quando si generalizza o si schematizza, quasi sempre si rischia di non considerare molte variabili che potrebbero contraddire quel che lo schema sembra indicare.
    Per l'olio di oliva, ad esempio, la raffinazione che elimina acqua ed altre micro impurità cambia radicalmente il punto di fumo, tanto che può passare da 160 a 210 gradi.
    Secondo me cosa migliore è usare olio d'oliva non extravergine, ovverosia raffinato, per friggere le cose che possono reggere il sapore che quel tipo d'olio gli lascia inevitabilmente addosso; ed olio d'arachide, organoletticamente più neutro, per tutte le altre.
    Discorso a parte per lo strutto, che avendo un punto di fumo molto elevato (sempre se correttamente raffinato, cosa piuttosto semplice da fare anche producendolo in casa) è sempre un gran bel sistema per friggere se solo si ha l'accortezza di farlo scaldare fin quasi al suo massimo prima di metterci dentro la frittura. Questo accorgimento, valido comunque per tutti i sistemi, limita al massimo l'assorbimento del grasso da parte del fritto, riducendo quindi sia l'apporto calorico del piatto che la cessione di sapore da parte del "fluido friggente".

    L’aglio, la mostarda e il peperoncino rosso piccante o pepe di Caienna, contengono composti chimici in grado di stimolare i recettori dolorifici (nocicettori) innescando dolore, infiammazione ed ipersensibilità. Tali molecole agiscono sui recettori TRP (da transient receptor potential), una famiglia di canali ionici ripartita in sei sub-famiglie di sensori cellulari con ruoli diversi (si veda Note e Notizie 26-11-05 La canfora è antalgica agendo su due termocanali). Si ritiene che l’identificazione del recettore TRP specifico per ciascuna molecola possa contribuire alla comprensione dei meccanismi che mediano la percezione delle sensazioni dolorose.

    I risultati di una ricerca condotta da Bautista e collaboratori presso il Dipartimento di Farmacologia Cellulare e Molecolare dell’Università della California a San Francisco, delineano un ruolo di grande rilievo per un recettore-canale TRP già noto per la partecipazione ai processi di trasduzione della stimolazione dolorifica, il TRPA1 (TRPA1 mediates the inflammatory actions of environmental irritants and proalgesic agents. Cell 124, 1269-1282, 2006).

    Dagli esperimenti risulta evidente che l’allil-isotiocianato della mostarda e l’allicina dell’aglio si legano al recettore TRPA1, generando le sensazioni dolorose.

    Nelle prove effettuate su colture di neuroni trigeminali, mediante live-cell calcium imaging, solo le cellule nervose provenienti da topi con deficit di TRPA1 erano insensibili ad entrambe le molecole. Si è osservato che la delezione del gene che specifica per questo recettore-canale determinava anche cambiamenti comportamentali nei topi. Infatti, se si applica l’olio di mostarda su una zampa di un topo normale, si assiste quasi invariabilmente al rapido ritrarsi riflesso dell’animale, che tende a sottrarsi ad ulteriori esperienze dolorose e a leccare rapidamente la zampa secondo un altro fixed action pattern tipico del contatto con agenti irritanti o con fonti di dolore urente. Queste risposte erano del tutto assenti nei topi privi di TRPA1. Come è noto, l’espressione locale delle risposte tessutali allo stimolo dolorifico è costituita da edema, infiammazione e ipersensibilità al dolore; segni evidenti sulle zampe dei topi del gruppo di controllo trattati con l’olio di mostarda, ma quasi assenti in quelli con deficit di TRPA1.

    In precedenti studi era stata dimostrata la partecipazione di TRPA1 al dolore derivante da freddo estremo o da stimoli uditivi straordinariamente intensi. Per verificare se l’intervento del recettore-canale riguardasse la componente termica ed uditiva della sensazione, oppure solo quella dolorifica, i ricercatori di San Francisco hanno sottoposto i topi con deficit genetico a prove di sensibilità per entrambi i canali sensoriali. I topi privi di TRPA1 hanno dato risposte del tutto normali, dalle quali si deduce che la partecipazione di questi recettori è limitata alla componente dolorosa della sensazione.

    L’attivazione delle terminazioni nervose sensitive del polmone da parte di agenti irritanti, innesca un’infiammazione neurogena che può aggravare la patologia asmatica. Uno di questi agenti, l’acroleina, noto anche come responsabile dell’azione irritante di alcuni gas lacrimogeni, presenta similitudini strutturali con l’allicina dell’aglio e l’allil-isotiocianato della mostarda, per cui Bautista e i suoi colleghi hanno esplorato la possibilità che anche questo composto avesse lo stesso recettore. La sperimentazione ha dato risposta affermativa, mostrando che solo le cellule esprimenti TRPA1 presentavano un’intensa e rapida risposta all’acroleina. Poiché l’acroleina è anche un prodotto tossico del metabolismo di farmaci chemioterapici antiblastici, si comprende il rilievo che può avere questo dato nel trattamento di pazienti oncologici.

    In altre ricerche il TRPA1 è stato implicato nella depolarizzazione dei nocicettori per effetto di agenti proalgesici come la bradichinina, perciò i farmacologi molecolari di San Francisco hanno sottoposto a verifica sperimentale anche questo dato, trovandone conferma nelle basse risposte dei topi con deficit del recettore-canale alla stimolazione con bradichinina.

    In conclusione, vogliamo rilevare che non era mai stato dimostrato in precedenza che i composti dell’aglio e della mostarda avessero lo stesso recettore, che questo legasse anche l’acroleina e non partecipasse alla trasduzione di segnali specifici per altre modalità sensoriali. Questi dati, insieme con la conferma dell’intervento del TRPA1 nell’azione della bradichinina, disegnano per questo recettore un profilo funzionale di “mediatore comune” per molti agenti dolorifici, aspetto di grande interesse nella farmacoterapia del dolore.

  4. #4
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    Il glicerolo si trasforma in acroleina a 200°C

    http://www.farmaciespaziosalute.ch/p...0d%27oliva.pdf

    I nostri atom paiono avere come resistenza un flamento di Nichelcromo

    Nichrome - Wikipedia, the free encyclopedia

    Chi sa leggere la tabellina si wiki in inglese ed estrinseca quanti ampere ci vogliono per portare a 200° i nostri atomizzatori mi dica
    dato che sono allergico al PG e che non voglio fumare nemmeno una molecola di acroleina se è il caso di smettere con le ecig

    grazie

  5. #5
    marfhi
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    l'ACROLEINA DERIVA DALL'IDROLISI DEI TRIGLICERIDI E DA UNA PARZIALE DISIDRATAZIONE DELLA GLICERINA. Essendo una sostanza molto reattiva può considerarsi un agressivo chimico per gli occhi e le vie respiratorie. Infatti venne usato questa sostanza (acroleina) come arma chimica nella prima guerra mondiale.

  6. #6
    marfhi
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    Citazione Originariamente Scritto da bonzuccio Visualizza Messaggio
    Il glicerolo si trasforma in acroleina a 200°C

    http://www.farmaciespaziosalute.ch/p...0d%27oliva.pdf

    I nostri atom paiono avere come resistenza un flamento di Nichelcromo

    Nichrome - Wikipedia, the free encyclopedia

    Chi sa leggere la tabellina si wiki in inglese ed estrinseca quanti ampere ci vogliono per portare a 200° i nostri atomizzatori mi dica
    dato che sono allergico al PG e che non voglio fumare nemmeno una molecola di acroleina se è il caso di smettere con le ecig

    grazie
    questo per dire che voi l'acroleina la ingurgitate ogni santo giorno in un miliardo di modi
    la e-cig sara' uno dei tanti
    qualora fosse vero che l'atom raggiunge 200 gradi

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da marfhi Visualizza Messaggio
    questo per dire che voi l'acroleina la ingurgitate ogni santo giorno in un miliardo di modi
    la e-cig sara' uno dei tanti
    qualora fosse vero che l'atom raggiunge 200 gradi
    Abto in campagna, lavoro da casa, il fritto me lo fa solo mammà con tutti i crismi essendo che è in perenne dieta e che ha le nozioni praticamente di una nutrizionista vuoi che non sappia fare un fritto, la cipolla mi fa schifo e la mostarda per me è vomitevole.
    Ho il vizio del fumo invece

  8. #8
    marfhi
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    Citazione Originariamente Scritto da bonzuccio Visualizza Messaggio
    Abto in campagna, lavoro da casa, il fritto me lo fa solo mammà con tutti i crismi essendo che è in perenne dieta e che ha le nozioni praticamente di una nutrizionista vuoi che non sappia fare un fritto, la cipolla mi fa schifo e la mostarda per me è vomitevole.
    Ho il vizio del fumo invece
    i pesticidi?
    la carne alla brace?
    solo olio d'arachide e olio d'oliva raffinato hanno soglia del fumo alta...........ma non invalicabile.
    poi ci sarebbe lo strutto.
    smettiamola di dire cavolate,pure io abito in campagna,ma campagna significa migliore che in citta non immune da tutto.
    nutrizionista_/dieta ma che c'azzecca, non ha nulla a che fare con cio' che stiamo discutendo,dubito che sappia il soglia di fumo di tutti gli olii e/o grassi..........vabbe'.
    se non volete usare le e-cig liberi,
    ma non dite castrionerie,ripeto l'acroleina la ingurgitiamo ogni giorno in un miliardo di modi,la e-cig sara'(forse) uno dei tanti.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da marfhi Visualizza Messaggio
    l'ACROLEINA DERIVA DALL'IDROLISI DEI TRIGLICERIDI E DA UNA PARZIALE DISIDRATAZIONE DELLA GLICERINA. Essendo una sostanza molto reattiva può considerarsi un agressivo chimico per gli occhi e le vie respiratorie. Infatti venne usato questa sostanza (acroleina) come arma chimica nella prima guerra mondiale.
    Interessante questo passaggio, da quando fumo l' e-cig ho spesso dei problemi con le lenti a contatto ( occhi arrossati e che bruciano specie verso pomeriggio/sera tanto da doverle toglierle e mettere gli occhiali ) ho sempre dato la colpa a inavvertiti " tocchi " con le mani sporche di liquido, ora mi viene un qualche dubbio........

  10. #10
    marfhi
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    Io mi pongo un altra domanda.

    Appurato che l'acroleina e' tossica,
    Appurato che in qualche modo noi la assorbiamo,
    Appurato che agisce in determinati modi e da' determinati disturbi
    mi chiedo:
    noi facciamo svaping da 1/2/3 mesi,non siamo sprovveduti ma gente abbastanza matura,facciamo dei controlli clinici piu' o meno un tot di volte all'anno,ammesso che abbiamo assimilato acrolena dovremmo quantomeno avere dei valori sballati.

    Qui' viene il bello,come dicevo ieri ho visto(non qui') persone che stavano svapando da 467 giorni,non penso siano sprovveduti e incoscienti,faranno pure loro dei controlli,perche' nessuno ha mai detto qualcosa sulla tossicita dell'acroleina?sono tutti pazzi?ragionano come facevano con le sigarette normali?

    questo mi inquieta molto,noi fumatori siamo abili nel darci giustificazione sebbene sappiamo che fumare e come scavarsi la fossa.

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